In questi giorni, il comportamento di Donald Trump e le sue minacce nei confronti dell’Unione Europea, attraverso l’imposizione di dazi, sono al centro del dibattito politico ed economico internazionale. Molti commentatori cercano di interpretare le azioni del presidente USA attraverso una lente razionale, sostenendo che dietro le sue dichiarazioni apparentemente impulsive e motivate da antipatie personali si nasconda una strategia economica ben articolata, in grado di rafforzare l’economia americana. La logica sarebbe che Trump, pur avendo un atteggiamento bellicoso, stia in realtà perseguendo un piano razionale che porterà benefici a lungo termine.
Ma è davvero così? Siamo sicuri che Trump stia agendo razionalmente, come suggerisce una visione dominante nei media e tra gli analisti politici? La mia tesi è che, al contrario, Trump non agisca seguendo una logica puramente razionale, ma piuttosto esprima una visione più profonda e irrazionale che affonda le radici in un ritorno di valori romantici e anti-illuministici. In altre parole, non è solo l’economia che guida le sue azioni, ma un movimento culturale che affonda nelle tradizioni storiche e politiche più profonde, in un rifiuto di una razionalità che ha dominato l’Occidente almeno a partire dall’Illuminismo.
Trump rappresenta una forma di antiglobalizzazione che non può essere letta soltanto in termini economici o di razionalità geopolitica. Piuttosto, incarna un movimento culturale che si oppone alla visione cosmopolita e razionalista che ha caratterizzato il dominio globale dal XX secolo in poi. Se pensiamo al Romanticismo del XIX secolo, possiamo vedere delle analogie significative: quel movimento che in politica esaltava valori irrazionali come la patria, la nazione, il sacro e l’identità culturale. L’approccio romantico si opponeva alla visione razionale dell’Illuminismo, sostenendo l’idea che non tutto potesse essere ridotto a schemi logici e misurabili.
Così come nel XIX secolo il Romanticismo si affermò contro l’ordine razionale e universale dell’Illuminismo, oggi Trump rappresenta una versione contemporanea di questa spinta irrazionale, che non si limita a rifiutare le politiche globaliste, ma aspira a un ritorno a un’identità più radicata e localista. Non si tratta solo di un’opposizione alla globalizzazione economica, ma di una sfida a un sistema che, in nome del razionalismo, ha cercato di appiattire le diversità culturali, storiche e politiche del mondo.
Nel XIX secolo, questa mentalità romantica ha avuto un forte impatto sugli Stati che più di altri hanno abbracciato queste idee: la Germania e la Gran Bretagna. In quel periodo, entrambe le nazioni hanno visto un grande sviluppo economico, trasformandosi in potenze imperialiste attraverso le colonie. Le loro politiche economiche non erano guidate da una razionalità fredda e distaccata, ma da una visione più emozionale e identitaria della politica e dell’economia. La Germania, con la sua enfasi sulla cultura e sulla nazione, e la Gran Bretagna, con il suo spirito imperialista, sono esempi di come una mentalità romantico-mistica possa guidare una nazione verso il successo economico, ma anche verso una visione del mondo che privilegia l’identità nazionale e la sovranità.
Oggi, questa stessa mentalità potrebbe essere il motore dietro le azioni di Trump. Le sue politiche protezionistiche, la sua retorica di grandezza nazionale e il suo rifiuto della logica globale potrebbero essere letti come il riflesso di un ritorno a quei valori che, pur non essendo razionali, hanno storicamente consentito a determinate nazioni di emergere come potenze economiche e politiche.
Cosa significa tutto ciò per l’economia globale e per l’Unione Europea? In un certo senso, i mercati potrebbero adattarsi a questo nuovo “romanticismo politico” che Trump rappresenta. Sebbene le sue azioni possano sembrare irrazionali o distruttive nel breve periodo, potrebbero dare vita a un nuovo equilibrio che favorisce una visione più nazionalista e localista dell’economia. In effetti, ciò che vediamo in Trump potrebbe essere il preludio di una nuova era in cui le economie si adattano a un mondo meno interconnesso e più guidato da identità culturali e politiche.
In questo senso, l’analisi che lo vede come un attore razionale che agisce per ragioni economiche potrebbe essere limitata. Trump non agisce solo in base a logiche economiche, ma in base a una visione più ampia e più profonda del mondo, che rifiuta la razionalità universale e celebra la forza della nazione, della storia e della cultura. Non è tanto una questione di calcoli razionali, ma di un ritorno a valori che vanno oltre la logica economica: è il ritorno di un romanticismo che potrebbe rimodellare l’economia globale.





