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Home Società&Tendenze

M., Marinelli & Scurati, ovvero chiagnere e fottere

di Massimo Weilbacher
10 Gennaio 2025
in Società&Tendenze
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M., Marinelli & Scurati, ovvero chiagnere e fottere
       

“Da antifascista quale sono, sospendere il giudizio per 10 ore al giorno per sette mesi è stato devastante dal punto di vista umano” racconta Luca Marinelli dopo aver interpretato Benito Mussolini nella serie Sky “M figlio del secolo” trasposizione televisiva dell’omonimo libro di Antonio Scurati.

L’attore romano dopo avere intascato un si presume lauto compenso per la parte da protagonista e una bella spinta ad una carriera sin qui non proprio di primo piano, ha sentito un bisogno impellente di prendere le distanze dal personaggio che ha interpretato, un po’ come se Marlon Brando dopo il Padrino avesse avuto la necessità di precisare urbi et orbi di non essere un boss mafioso.

Non aveva fatto niente del genere Bruno Ganz, straordinario interprete di Adof Hitler ne “La caduta – Gli ultimi giorni di Hitler” di Oliver Hirschbiegel, pur criticato da alcuni per avere rappresentato in modo troppo umano un Hitler alla fine dei suoi giorni.

Eppure evitare cotanta devastazione interiore non era certo difficile: sarebbe bastato rinunziare alla parte e salvare la coscienza antifascista, solo che così a rimetterci sarebbe stato il portafoglio. Ma il nostro Marinelli non è fesso: meglio chiagnere e fottere, come si dice a Napoli, ovvero incassare (soldi e carriera) e frignare per il duro sacrificio.

Del resto c’è da capirlo: nel suo ambiente basta il sospetto di un minimo cedimento nei confronti dell’odiato regime, del turpe Cavalier Benito, della aberrante ideologia o persino dell’attuale governo (che non c’entra niente ma va sempre messo in mezzo) per ritrovarsi senza lavoro e con la carriera stroncata.

Meglio quindi strombazzare, a scanso di equivoci, il canonico e rituale antifascismo da sceneggiata: “Ci sono stati problemi. Il primo è che mi sento profondamente antifascista, vengo da una famiglia antifascista. Mia nonna all’inizio di ogni anno mi fa un regalo, io ricevo sempre la tessera dell’Anpi con la crocetta su “antifascista”. E ancora: “Mi sono preso la responsabilità di non stare in silenzio e di lottare contro il fascismo”, ci racconta il bravo attore che evidentemente lotta contro il Fascismo incassando cachet e gironzolando sul red carpet.

Alla fine ci ha pensato la nonna a salvare il nipotino dalla terribile sofferenza: “La prima volta l’ho visto [M figlio del secolo] con nonna, mio padre e mi madre. Li ho portati a Cinecittà e lo abbiamo visto per 7 ore di seguito. Quando lei mi ha detto che avevo fatto bene, sono stato molto felice”.

Meno male che esistono ancora le belle famiglie italiane.

Al di là degli aspetti folkloristici e del solito conformismo nauseante, la versione TV di “M il figlio del secolo” è solo un nuovo episodio della fortunatissima operazione sottocuturale messa in piedi a suo tempo da Antonio Scurati sfruttando le fortune che da sempre accompagnano le opere di qualsiasi genere e tenore che abbiano per oggetto il Cavalier Benito e l’odiato regime.

Uno scaltro manufatto paraletterario confezionato miscelando storia (poca e male), finzione letteraria (quanto basta), conformismo e faziosità politico-ideologica (abbondanti e poco digeribili). Il risultato è uno scaltrissimo e facile sottoprodotto divulgativo destinato al grande pubblico, possibilmente orientato e di bocca buona.

Con la forma del “romanzo” (solo apparentemente finzione) raffazzonando i fatti storici e banalizzando i loro protagonisti, rappresentati in modo stereotipato e superficiale, l’opera di Scurati ha un obiettivo dichiarato: suscitare nel lettore “la condanna, il rigetto, il rifiuto di Mussolini e del Fascismo”.

Il fiuto e l’abilità dell’autore, amplificati dalla forza e dal conformismo dell’apparato mediatico-culturale, sono stati premiati da un successo clamoroso: premio Strega, record di vendite, traduzioni ovunque, spettacoli teatrali e ora, per l’appunto, una serie televisiva confezionata e lanciata senza badare a spese con la certezza di un grande successo. Piatto ricco mi di ficco, devono avere pensato i capoccioni di Sky.

Una sconfitta per la storiografia seria, per chi come Renzo De Felice ha scritto sul tema migliaia di pagine infinitamente più serie ed importanti di quelle, mediocri, di Scurati cercando di ricollocare Mussolini e il Fascismo nella Storia patria. Ennesima la vittoria per chi, invece, da sempre perpetua la manipolazione strumentale della storia a fini politici, utilissima in un’epoca storica in cui la sinistra si ritrova sconfitta e con la bava alla bocca ma priva di idee e bisognosa di identificarsi in qualcosa, non importa cosa.

Una tendenza che non poteva non fare proseliti a livelli di mediocrità e approssimazione anche peggiori di quelli di Scurati come Aldo Cazzullo col suo banalissimo e superficiale “Mussolini il capobanda. Perché dovremmo vergognarci del fascismo” o come Stefano Massini, attore del talk show di Corrado Formigli, che si è cimentato con il Mein Kampf di Adolf Hitler.

Storiografia seria non pervenuta, ma poco male visto che i lauti guadagni sono assicurati.

Del resto quale siano l’andazzo e il livello di degrado di un certo mondo politico-intellettuale lo abbiamo visto proprio in questi giorni.

Il 7 gennaio è caduto il 47° anniversario della strage di Acca Larenzia.

In un paese civile, a distanza di tanti anni, ci si potrebbe aspettare un civile dibattito o un confronto aperto su un fatto tanto efferato ed emblematico rimasto colpevolmente senza giustizia.

In un paese civile forse, nell’Italia di oggi no di sicuro: qui c’è spazio solo per la solita e scontata cagnara strumentale sui saluti romani alla cerimonia del presente, con tanto di apertura di inutili fascicoli destinati a finire nel nulla visto che non esiste nessun reato, e per provocazioni inutili come la rimozione, per decisione del comune di Roma, della targa commemorativa di Stefano Recchioni. Mai una parola di pietà per quei tre ragazzi uccisi a 20 anni i cui assassini dal 7 gennaio 1978 girano impuniti per Roma.

Tags: antifascismoAntonio ScuratiBenito MussolinifascismoLuca MarinelliSky tvtelevisione
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