Il copione della guerra nel Golfo Persico – perché di questo si tratta, inutile discettare di interruzione del cessate il fuoco e amenità simili – nel pomeriggio di ieri e nel corso della notte ha presentato alcune variazioni rispetto a quello andato in scena nei giorni scorsi.
In primis c’è da registrare l’intensa campagna condotta con droni dagli iraniani contro basi e depositi delle milizie curde irachene. Numerosi obiettivi sono stati centrato e distrutti nelle ultime ore, in particolare depositi in cui erano state raccolte armi e munizioni.
Teheran, evidentemente, ha preso sul serio le voci provenienti da Washington sul possibile coinvolgimento di “altre forze” nella campagna iraniana, individuando nei curdi i possibili “stivali sul terreno” da impiegare per aprire un fronte terrestre. Di qui un’azione preventiva tesa a ridurne le capacità militari. Altro aspetto interessante è dato dal fatto che i raid americani di questa notte si sono concentrati principalmente sulle infrastrutture stradali e ferroviarie: diversi ponti e gallerie sono stati colpiti, nell’evidente tentativo di creare problemi logistici alle forze armate iraniane.
Al momento, tuttavia, le capacità militari della Repubblica Islamica non sembrano risentire eccessivamente dei raid statunitensi: nel corso della notte diverse salve di missili sono state lanciate contro obiettivi statunitensi della regione, così come contro bersagli strategici dei Paesi alleati degli Usa. Negli ultimi giorni tra i Paesi colpiti rientra anche la Giordania: nella notte diversi missili balistici sono stati lanciati contro basi militari giordane, almeno due sono andati a segno.





