Era il 1970 e l’Onorevole Giorgio Almirante, Presidente del Movimento Sociale Italiano, visitò la sede del partito a Padova per tenere una riunione con gli iscritti. Ci fu una sessione di domande e risposte e una persona disse: “Onorevole, sono solo un simpatizzante e non un iscritto. Voglio solo dirle che la posizione del partito contro la legge sul divorzio è sbagliata e andrebbe corretta”. Almirante rispose che era stato l’unico nel Comitato Centrale del partito a essere disponibile all’approvazione del divorzio, ma si era trovato in forte minoranza e aveva capito che appoggiare la Democrazia Cristiana in questo frangente era – politicamente – la cosa più vantaggiosa. Ricordiamo che allora il Movimento Sociale era escluso dal potere con un cordone sanitario chiamato “arco costituzionale”, ed ogni tentativo di forzarlo era visto con interesse e speranze. Insomma, Parigi valeva ben una messa.
Iniziò allora anche in Italia la lotta per i “diritti civili”: divorzio, aborto, depenalizzazione delle “droghe leggere”, emancipazione della donna, e accettazione sociale dell’omosessualità’. Tutti progressi che oggigiorno vengono considerati – giustamente – conquiste civili, ma che mezzo secolo fa incontrarono una forte opposizione, soprattutto da parte della Chiesa Cattolica. Ricordiamo, per esempio, la battaglia contro il divorzio di Oscar Luigi Scalfaro, che lo definì una forma di ripudio islamico.
Purtroppo, come sempre, c’è la legge del pendolo e si passa da un estremo all’altro. Poche settimane fa, il governatore democratico del Massachusetts – la signora Maura Healey – ha firmato una nuova legge che rende l’aborto legale in qualsiasi momento della gravidanza, anche un minuto prima del parto. Non si può non rimanere scioccati quando si leggono i dettagli di queste operazioni di late-term abortion, con lo smembramento del feto, arto dopo arto.
È poi vero che i paesi dell’occidente hanno perseguitato l’omosessualità, anche nelle civilissime California e Inghilterra. Ma l’esibizionismo e l’indecenza pubblica, anche davanti ai minori, che vediamo nelle foto e nei video di molte manifestazioni di Gay Pride sono eccessi – anche controproducenti – che andrebbero evitati e condannati.
Ma veniamo al punto più importante: l’infanticidio. Perché lo citiamo qui nell’ambito dei “diritti civili”? La ragione risiede in un caso recente che ha creato e sta creando un considerevole caos nella società americana: il caso di Lindsay Clancy. Questa donna, nel Gennaio del 2023, ha strangolato, uno dopo l’altro, i suoi tre figli di 5 anni, 3 anni, e 8 mesi.
Non fu un momento di follia. Non è stato un raptus. Ha mandato suo marito a fare acquisti fuori casa affinché non potesse intervenire; ha portato un figlio alla volta in cantina, uccidendoli uno a uno; ha ingerito pillole e tentato il suicidio; il tutto con un livello di pianificazione e di comportamento metodico che non si concilia con la classica difesa per temporanea infermità mentale. Un esperto ha testimoniato che Clancy non mostrava segni di psicosi acuta prima di uccidere i suoi figli, e che le sue “allucinazioni a comando” sono apparse solo durante i 18 minuti in cui le ci è voluto per strangolarli – mai prima o dopo.
Ora il processo si è appena concluso con un nulla di fatto, a causa di un unico giurato – maschio e nero – che si è rifiutato di unirsi agli altri che volevano assolvere l’imputata per una “temporanea” infermità mentale. Il caso, però, ha suscitato la reazione di una vasta sezione dell’opinione pubblica femminile, che ha interpretato gli eventi in chiave femminista, ignorando l’assassinio delle vittime, criticando senza alcuna prova il marito di lei, la società patriarcale e via wokando. Insomma, hanno trasformato un episodio raro ma terribile in una lotta sociale. Hanno tribalizzato l’evento, con la stessa logica del precedente movimento “me too”, che, come ricordiamo, sosteneva che in ogni situazione bisognava “credere alle donne”. Ma ieri si doveva credere, per default, a tutte le loro denunce di molestie sessuali, anche a quelle chiaramente dubbie; oggi ci chiedono di accettare la “temporanea” insanità mentale di una madre che uccide i propri figli.
Durante il processo di Clancy e sui social si sono viste dichiarazioni e scene incredibili di sostegno all’imputata che hanno turbato l’opinione pubblica e, in particolare, molti uomini. Il sito gofundme di Clancy ha raccolto a tutt’oggi $1.235.204.
La tensione tra i sessi è esplosa, con uomini che cancellano il matrimonio dopo aver sentito le opinioni della fidanzata su questo tema. Non sono casi isolati. Per molti uomini negli USA questa polemica è diventata la goccia che ha fatto traboccare il calice. Sono uomini che negli ultimi decenni hanno subito (o pensano di aver subito) danni e discriminazioni a causa delle preferenze di genere nell’ammissione alle università, nelle assunzioni, nelle cause di divorzio e nell’affidamento dei figli. Sono uomini che temono, giornalmente, che gli scappi una parola sbagliata in ufficio. Sono uomini che evitano contatti e discussioni in privato, sapendo che un’accusa rivolta contro di loro da una donna conterà sempre più della loro testimonianza (esattamente il contrario di quanto si legge nei testi islamici…) . Sono uomini che oggi si rinchiudono in un guscio protettivo, creando poi una situazione paradossale in cui le donne, sempre più spesso, si lamentano della scarsa attenzione che ricevono.
C’è il rischio che, nelle società occidentali, questa crescente ostilità tra i sessi causi un’ulteriore riduzione dei fidanzamenti, dei matrimoni e della procreazione. Proprio non ci vorrebbe. Alcuni hanno chiamato questi fenomeni recenti “la terza ondata del femminismo”. Per quegli uomini che sono stati favorevoli alla prima e perplessi verso la seconda, questa terza è proprio un colpo sotto la cintura.





