Ranucci sì che ha una rete di amici affidabili. Oggi ero a pranzo con un camerata – so che non si può usare questo termine, ma tanto fra un po’ sarà proibito, quindi per adesso lo uso – ed è stato un incontro tristissimo.
Gli ho rinfacciato quello che tenevo sullo stomaco in tutti questi anni. Avevo chiesto, supplicato, che mi sparassero con una 6.35 almeno sul bagagliaio della macchina – insomma, un buchetto riparabile. Niente da fare. Avevo pregato a mani giunte che mi sistemassero un petardo sulla porta del garage – non recepito. Ho implorato una lettera anonima con un paio di proiettili – nessun risultato.
E così, in questa malinconica serata di agosto, mi sono reso conto che morirò senza aver goduto di una scorta, di una candidatura interessante, di uno scoop emotivamente gratificante. Una vita ridotta a quattro scritte sui muri con la stella cinque punte, con qualche falce e martello, con qualche misera minaccia, con un disgraziato danneggiamento della mitica Fiat 124, ma niente di gratificante per la mia già fragile autostima.
Tenetevi saldi gli amici che vi fanno saltare in aria il paraurti e due gomme della macchina, sono un bene prezioso che non va disperso, ma coltivato con cura per la propria immagine e il proprio successo mediatico.




