All’intento delle società democratiche di massa, esistono due gruppi di cittadini: una maggioranza e una minoranza. La minoranza è rumorosa; la maggioranza, silenziosa. Le società si reggono sul lavoro e sul senso di responsabilità della maggioranza silenziosa, quella maggioranza alacre, impegnata, ragionevole, pronta a sacrificarsi per il progresso sociale. Questa maggioranza ha sempre avuto un peso importante, e, col suo silenzio, ha saputo impedire in molte occasioni derive anarchico-comuniste nel Paese. Si pensi, per citare tre esempi, al supporto che la maggioranza operosa diede a chi, Mussolini e i suoi seguaci, si opponeva, a rischio della propria vita, alla deriva anarchica e comunista che minacciava il Paese nel biennio “rosso” del 1920-21, una deriva che aveva portato nelle piazze la violenza rossa e che aveva lasciato sul selciato morti e feriti in quantità, che aveva causato scioperi e ribellioni tali da provocare una crisi alimentare ed economica nel Paese.
Oppure pensiamo, ancora, alla sfilata del 1980 dei “quarantamila”: quarantamila dipendenti (dai manager ai quadri intermedi fino agli impiegati) della FIAT, che, esasperati dall’assenteismo, dal clima intimidatorio che i rappresentanti sindacali avevano fomentato nelle fabbriche, sfilarono a Torino per fare sentire la loro voce (che era quella, appunto, della maggioranza silenziosa dei dipendenti della FIAT), ponendo fine al pansindacalismo da barricata che stava infettando il Paese (e che stava determinando la crisi o la fuga dei grossi capitali). O ancora, per venire a tempi più recenti, si pensi al rovesciamento elettorale del M5S dopo la prima esperienza di governo del partito di Grillo: quella stessa maggioranza che in un primo momento aveva dato credito alle promesse dell’ex comico e che dalla sua rabbia si era lasciata trasportare, è stata poi in grado di cambiare orientamento senza meno, confermando così il suo spirito ragionevole e responsabile.
Anche ora, la maggioranza silenziosa è chiamata a fare sentire la sua voce, per porre fine agli schiamazzi e alle provocazioni che, una volta ancora, provengono da una minoranza pronta a usare qualsiasi pretesto, anche il più tragico, per causare il caos. Una minoranza che sfrutta, appunto, persino la tragedia di Gaza (la cui gravità è unanimemente riconosciuta dal governo e dalla maggioranza, ma le cui ragioni storiche sono a tal punto complesse da sfuggire a qualsiasi distinzione netta fra buoni e cattivi, a meno che non si voglia fare propaganda) per tentare di destabilizzare il Paese e mettere in crisi le istituzioni; una minoranza (e lo stesso dicasi dei membri della cosiddetta flottilla, il cui nome spagnolo ha sapore di esotico) mossa non da spirito di solidarietà bensì da odio sociale, supponenza, arroganza, infantilismo e megalomania: poche centinaia di migliaia di persone a fronte di decine di milioni di altre persone che ogni giorno contribuiscono, con il loro lavoro, il loro studio, il loro impegno, al progresso sociale, economico, morale e culturale del Paese.
Una minoranza di ideologizzati e arrabbiati, i quali, eccitati dall’odio e dai molti cattivi maestri che si trovano nelle università e nel mondo intellettuale, vivono, è giusto notarlo, in apparente contraddizione, poiché criticano uno Stato (quello italiano) accusando di illiberalità, senza rendersi conto che è proprio la liberalità e il carattere democratico dello Stato che essi criticano che consentono loro di prendere certe iniziative (iniziative che, tanto per stare in tema, non sarebbero certamente consentite se quelle medesime persone vivessero nella tanto amata Palestina sotto il tanto amato regime di Hamas).
Il fatto, però, che lo Stato consenta alla minoranza arrabbiata di esprimersi in certi modi non significa affatto che esso non possa prendere misure, anche draconiane, per arrestare certe iniziative, misure che non vengono prese non per paura, ma per spirito di concessione. Di ciò gli odiatori dovrebbero essere consapevoli; invece, molti di loro pensano, erroneamente, di essere immuni dalla risposta dello Stato, perché ritengono che i loro schiamazzi siano espressione della maggioranza, maggioranza che, invece, già da diversi anni, come dimostrano gli esiti elettorali dell’ultimo decennio, non vuole altro che un forte retour à l’ordre.
Gli odiatori pensano, insomma, che lo Stato non possa reagire perché l’opinione pubblica è dalla loro parte; ma è esattamente l’opposto. Non si è ancora arrivati al punto di dover verificare empiricamente tale teorema; ma i tempi sono maturi, e se la sinistra continuerà ad alimentare il clima di odio, la situazione non mancherà di precipitare, e allora si potrà constatare la forza e la severità dello Stato, e la ragionevolezza della maggioranza silenziosa.





