“Gli autori del secolo precedente, da Vico a Montesquieu, dal Beccaria a Rousseau, sono tutti presenti al Cusani che può scrivere con sicurezza che la missione del governo è “far rispettare i diritti di tutti, bisogna ch’esso abbia forza di reprimere e non d’opprimere; per il che necessariamente si richiede un doppio sistema di garanzie politiche, del potere cioè contro le resistenze individuali, e degli individui contro il potere. Più, se la sovranità costituita deve rappresentar l’unità della giustizia assoluta, deve eziando rispettar la libertà, che è un diritto che viene all’uomo da natura, e che perciò stesso imprescrittibile e inalienabile”. Con le cose che scriveva Cusani al tempo di Cusani si poteva fare una rivoluzione. E, infatti, la rivoluzione fu fatta due anni dopo la sua morte, ma fu fatta anche quando lui aveva cinque anni e anche quando non era ancora nato. Cioè il tempo che vive Cusani è il tempo delle rivoluzioni: prima quella giacobina, con tutto ciò che ne seguì e che ne fu scritto da Vincenzo Cuoco nel suo gran libro Saggio storico sulla rivoluzione di Napoli, e poi quelle costituzionali del 1820 e 1848 che miravano ad ottenere esattamente ciò che scriveva Cusani ossia un governo limitato che fosse garanzia delle libertà politiche di tutti.”
Il pregevole saggio dell’autore Giancristiano Desiderio, giornalista e saggista, intitolato La filosofia civile di Stefano Cusani. Tra Hegel e il Risorgimento (Edizioni Libreria del Castello, Solopaca 2024), affronta il lascito politico, filosofico e, soprattutto, umano del filosofo Stefano Cusani, personalità “regolarmente citat[a] nelle opere di grandi uomini della cultura italiana ed europea per indicare la prima forma dell’hegelismo napoletano: Francesco de Sanctis, Bertrando Spaventa, Giovanni Gentile, Benedetto Croce”. Cusani, tuttavia, “non fu solo un teorico dell’hegelismo e un innovatore della scena filosofica italiana tra la Restaurazione e la Rivoluzione nella prima metà dell’Ottocento”, ma un “rivoluzionario liberale […] appartenen[te] alla stessa famiglia patriottica dei Poerio e dei Settembrini da cui Croce vide nascere la più ampia famiglia italiana”. Nel corso della sua breve vita (1815-1846), il Nostro mise a tema alcune questioni decisive, quali la natura della conoscenza, il metodo della ricerca scientifica, la storicità del pensiero e, in modo tutto particolare, l’esigenza vitale della libertà.
Cusani calpestò sentieri diversi nella ricerca di una spiegazione del proprio tempo, rifuggendo intellettualismi di maniera e dualismi ontologici, dipingendo un ritratto del vivere civile e sociale caratterizzato da un profondo legame tra vita e storia, tra studio e libertà, tra l’essere e il cogitare, operando sintesi e mediazioni originali, dando prova di una modernità ancora da scoprire e da valorizzare in ambito storiografico: “La cultura nuova, basata sulla costituzione, sulla libertà, sulla sovranità, doveva soppiantare la cultura vecchia che, invece, era ancora legata al legittimismo, all’assolutismo, al sodalizio tra il trono e l’altare. C’era bisogno di rinnovare le coscienze liberandole dal loro dominatore interno: l’autorità spirituale della Chiesa che andava oltre la sua legittima funzione diventando – lo era da secoli – la padrona della coscienza italiana”. Fare l’Italia e il suo popolo equivaleva a “liberare lo spirito umano dalla teocrazia e lo spirito italiano dalla servitù straniera”.
Una via e un fine, tanto teorici e speculativi quanto pratici e concreti, da inseguirsi e costruirsi, muovendo da “precognizioni storiche”, approcciando una forma differente di ragionamento sul potere, da intendersi libero e ripulito da qualsivoglia deriva ideologica o tentazione etica. La vera conoscenza, secondo Cusani, è consapevolezza della propria libertà, una libertà da esercitarsi all’interno dei perimetri del dubbio e del limite, rivendicando, infine, un profilo e una genesi individuali e naturali. Una responsabilità, quella dell’esistenza, sempre situata storicamente, a cui non è possibile sottrarsi, ma, allo stesso tempo, una preziosa opportunità donata all’uomo per edificare, a partire da se stessi, un mondo più equo e bello: “La fiamma del Cusani, però, arde ancora, proprio perché in lui vita e morte bruciarono insieme e morì come visse, alla maniera socratica, filosofando ossia cercando di correggersi e di pensare bene per vivere vita buona e degna”.
Giancristiano Desiderio La filosofia civile di Stefano Cusani. Tra Hegel e il Risorgimento, Edizioni Libreria del Castello, Solopaca 2024. Euro 13.





