George Simion ha vinto il primo turno delle elezioni presidenziali rumene, dopo l’annullamento del voto di novembre a causa delle interessate ingerenze della UE. Il leader dell’Alleanza per l’Unione dei Romeni, affronterà il sindaco centrista di Bucarest, Nicușor Dan, al ballottaggio previsto per il 18 maggio, dopo il voto di domenica. Simion ha ottenuto circa il 40% dei voti al primo turno delle elezioni presidenziali rumene, ben al di sopra di Nicușor Dan con circa il 20%. In caso di vittoria Simion sarebbe il quarto premier del gruppo dei conservatori e riformisti europei, un risultato storico indica come ormai in Europa sia in corso un vero e proprio cambio di direzione politica.
La sinistra (considerando che in Spagna e Francia, ultimi baluardi progressisti rimasti in Europa, gli attuali presidenti sono in enorme difficoltà e nei sondaggi il centrodestra è in netto vantaggio) sta attraversando una crisi di valori di identità e di leadership, che fa sentire i suoi maggiori effetti, ed è la novità più importante, proprio tra la popolazione più giovane. Le elezioni europee dello scorso anno sono state una prova lampante di una tendenza chiara ed inequivocabile. I giovani in questi ultimi quattro anni hanno drasticamente cambiato idea dal 2019, quando l’affluenza record tra i giovani elettori spinse il Partito Verde al suo miglior risultato di sempre.
Diverse le ragioni che hanno provocato questo radicale cambio di visione, ma tutte le tesi propendono per la maggiore capacità dei partiti di destra di parlare di problemi veri legati alla sicurezza, alla immigrazione, al costo della vita e al futuro. Problemi verso i quali invece le sinistre sembrano non trovare soluzione condivise. La crisi del costo della vita ha anche gravemente esacerbato molti dei gravi problemi che i giovani stavano già affrontando, tra cui bassi salari, precarietà del mercato del lavoro, generale insicurezza economica e, forse il più grave, l’accesso a un alloggio a prezzi accessibili. In tutta l’Unione i prezzi degli immobili sono saliti in media del 50% dal 2015 a causa, come sottolinea Gertjan Wijburg dell’Università di Utrecht, per il “crescente predominio dei mercati finanziari nel settore immobiliare”. Il conseguente cambiamento radicale nell’accessibilità economica ha innalzato drasticamente l’età media di proprietà della casa, escludendo di fatto ampie fasce della fascia demografica inferiore ai 35 anni, e creando al contempo disfunzioni economiche nel settore degli affitti privati, già sovraccarico, e ritardando il normale processo di emancipazione degli elettori più giovani.
Come afferma il ricercatore elettorale olandese Josse de Voogd, “molti giovani, in particolare quelli costretti a vivere fuori da città sempre più care come Amsterdam, si sono rivolti al Partito per la Libertà, fermamente islamofobo e anti-immigrazione”, non a caso il partito più popolare tra i giovani elettori olandesi alle elezioni del 2023. In più è sempre più efficace il messaggio politico delle destre, abilmente articolato da una nuova generazione di leader. Jordan Bardella del RN in Francia e Alice Weidel dell’AfD in Germania hanno abilmente mescolato posizioni di lunga data su migrazione e diritti delle minoranze con un programma economico credibile. Weidel, Marine Le Pen e Giorgia Meloni hanno proiettato un’immagine più calorosa e meno divisiva. I partiti di sinistra invece sembrano rimasti ancorati ancora ai vecchi steccati ideologici mentre in politica economica hanno abbandonato le istanze delle fasce più deboli, aprendo invece alle élite, tanto invise alle nuove generazioni.
Alla fine, tuttavia, la lotta per il voto dei giovani potrebbe in gran parte ridursi a una questione di novità. A differenza dei partiti socialdemocratici, verdi o persino postcomunisti, che fanno parte dell’establishment politico europeo da decenni, la destra è rimasta ai margini fino alla fine degli anni 2010. Ma questo non vuol dire che questa novità non possa diventare una consuetudine.





