Salve a tutti, soprattutto a chi non vuole intendere. Il generale Vannacci cresce sempre più nei sondaggi. Domenica cinque luglio Nando Pagnocelli — uno dei pochi sondaggisti seri sulla piazza… — gli accredita sul Corriere della Sera un buon sei per cento. Non poco. Il gallonato non è l’ennesima meteora elettorale della destra terminale. È altro. Molto altro.
L’analisi del Corriere è chiara e i numeri sono solidi. Dopo aver prosciugato la Lega e recuperato i suoi fans — più o meno mezzo milione d’elettori — ora il buon Roberto sta erodendo l’elettorato di Fratelli d’Italia e al tempo stesso sembra capace di richiamare al voto un numero consistente di astenuti. Gente incazzata, molto incazzata, che da anni ha rinunciato a votare. Per protesta, per disincanto, per noia. Per schifo.
Interessante anche la radiografia territoriale. Vannacci trova consenso nei piccoli-medi comuni — l’Italia profonda e dimenticata —, sfonda nel Nord Ovest, mentre fatica nelle metropoli e al Sud. Lo zoccolo duro oscilla tra persone di ceto medio (34,8%) e medio basso (30,8%), lo storico blocco sociale del centrodestra. Molti i giovani o appena meno giovani (34%). Ad oggi, sempre per Pagnocelli, si prospetta all’ipotesi FNV un bacino elettorale di 1.680.000 italiani. Numeri in crescita. Insomma, il generale piace, interessa e convince. Una somma di dati che dovrebbero far riflettere (escludendo Marina Berlusconi e il povero Taiani) le principali forze di governo.
Certo, a Vannacci manca un vero partito, una struttura seria e credibile sul territorio. Al momento ha imbarcato — con l’eccezione di Gianni Alemanno, sempre una bella intelligenza politica — personaggi d’ogni tipo e non sempre presentabili (anzi…) ma è riuscito ad intercettare il profondissimo scontento di un notevole segmento dell’elettorato destroso. Donne e uomini delusi dall’annunciato e mancato cambiamento, donne e uomini del tutto indifferenti alle alchimie sulla legge elettorale (e chi se ne frega…) e sempre più angosciate/i dalle bollette sempre più care, dalla spesa sempre più pesante, dai problemi quotidiani sempre più pressanti. A questa galassia di scontenti nulla frega (giustamente) della folle guerra in Ucraina, della Russia e neppure dell’Iran o di Israele (figuriamoci) e tantomeno delle imponenti spese militari pretese da Trump e approvate da Crosetto.
Per tutte/i il problema è il carrello della spesa, la sicurezza nei loro quartieri, il diritto alla sanità pubblica, una scuola decente per i figli, la bolletta della luce e del gas. Piccole cose, ma queste piccole cose il generale — al netto della sua carovana di stravaganti mattacchioni e sfigati d’ogni sorta e provenienza— sembra averle comprese. E le vuole interpretare. Forse è tempo che qualcuno (o qualcuna…) a palazzo Chigi inizi a riflettere e decidere. Prima che sia troppo tardi. Le elezioni sono vicine.





