Gli Stati Uniti inizieranno nei prossimi giorni le operazioni di ritiro dei circa mille militari dispiegati nel Paese centrafricano, un processo che richiederà diversi mesi per essere completato. A confermarlo una fonte del dipartimento di Stato a Washington, secondo cui a breve inizieranno i colloqui con il Pentagono per dare avvio all’operazione.
A chiedere la fine della missione militare statunitense, avviata nel 2012, la giunta militare che governa il Niger grazie ad un colpo di stato. Il trattato di collaborazione militare con gli Stati Uniti è stato denunciato lo scorso 16 marzo dalle autorità nigerine, secondo cui l’accordo era illegittimo e ingiusto, oltre ad essere stato imposto unilateralmente da Washinghton.
In Niger gli statunitensi sono schierati nella Base 101 all’aeroporto di Niamey, oltre ad aver realizzato una imponente base aerea ad Agadez, aerostazione da cui operano droni da ricognizione ed armati. Una infrastruttura strategica che sfugge ora di mano alle forze armate statunitensi.
Dopo i francesi, dunque, anche gli statunitensi si apprestano a lasciare il Niger; Gli unici occidentali a restare sono i militari italiani – circa 350 – impegnati nella formazione del personale nigerino. Ruolo che potrebbe presto essere preso ricoperto esclusivamente dai militari russi: la scorsa settimana sono arrivati a Niamey i primi istruttori russi, sulla base dell’accordo di cooperazione militare siglato lo scorso 5 dicembre 2023.
Statunitensi ed europei continuano, dunque, a perdere terreno in Africa occidentale, a tutto vantaggio di russi e cinesi. E nelle prossime settimane il quadro per gli occidentali potrebbe farsi ancor più fosco.





