Il ritorno di Alexis Tsipras sulla scena politica greca con un nuovo partito chiamato “ELAS” rappresenta molto più di una semplice iniziativa elettorale. È un’operazione politica costruita attorno ai simboli, alla memoria storica e all’emotività collettiva. Il nome scelto richiama infatti l’Esercito Popolare Greco di Liberazione, il braccio armato del Fronte di Liberazione Nazionale (EAM) durante la triplice occupazione della Grecia nella Seconda Guerra Mondiale. Un riferimento destinato a suscitare entusiasmo in una parte dell’elettorato di sinistra, ma anche polemiche e divisioni in una società che non ha mai completamente superato le ferite della guerra civile.
Tsipras punta chiaramente a fondere la tradizione della sinistra con una nuova retorica patriottica. Tuttavia, molti osservatori vedono in questa scelta più una sofisticata operazione di marketing politico che un autentico progetto di rinnovamento. Del resto, il leader che oggi si presenta come portatore di una nuova speranza è lo stesso che nel 2015 aveva promesso di porre fine all’austerità per poi firmare uno dei memorandum più severi della storia recente della Grecia.
L’impressione è che il nuovo ELAS tenti di fare leva sulla memoria corta degli elettori. Cambiano il simbolo, il nome e il linguaggio, ma il protagonista resta lo stesso. E proprio la presentazione del nuovo partito ha rafforzato questa sensazione.
Osservando il lancio di ELAS, molti hanno avuto l’impressione di assistere a una rappresentazione accuratamente studiata per evocare il passato politico greco. Alexis Tsipras sembra essersi trasformato in una sorta di clone di Andreas Papandreou. I gesti, il tono della voce, la costruzione scenica dell’evento e perfino la dichiarazione fondativa hanno ricordato a molti l’indimenticato fondatore del PASOK. Emblematica è stata l’immagine della bambina entrata sul palco reggendo il nome del partito: una scena dal forte impatto simbolico, pensata per trasmettere un messaggio di rinascita, speranza e continuità storica. Un momento che ha inevitabilmente richiamato alla memoria le grandi manifestazioni populiste degli anni Ottanta.
Ma proprio questo richiamo al passato potrebbe rappresentare il principale limite del progetto. Più che proporre una nuova visione per il futuro, Tsipras sembra voler recuperare formule politiche già sperimentate. L’operazione appare fondata sulla nostalgia piuttosto che sull’innovazione.
Anche l’identità ideologica del nuovo partito appare ambigua. ELAS si presenta come una forza di sinistra, ma utilizza una retorica patriottica che cerca di intercettare elettori provenienti da aree politiche differenti. È una strategia che potrebbe portare consensi nel breve periodo, ma che rischia di generare confusione sulla reale natura del progetto politico.
Persino l’acronimo scelto appare controverso. Oltre al riferimento storico alla Resistenza, ELAS è anche il nome con cui viene comunemente identificata la polizia greca. Una coincidenza che alimenta ironie e critiche. Da un lato il richiamo romantico alla lotta popolare, dall’altro il riferimento a una delle istituzioni dello Stato. Un’ambiguità che sembra riflettere la natura stessa del progetto politico di Tsipras.
Nonostante tutto, il nuovo partito potrebbe rappresentare una sfida significativa per il governo di Kyriakos Mitsotakis. La Nuova Democrazia continua a mantenere una posizione dominante, ma deve fare i conti con il crescente malcontento sociale, l’aumento del costo della vita e una diffusa sfiducia nei confronti delle istituzioni.
Resta però una domanda fondamentale: ELAS nasce davvero per sostituire Mitsotakis oppure per negoziare con lui? Sempre più analisti ritengono che il futuro della politica greca sarà caratterizzato da governi di coalizione e compromessi inevitabili. In questo scenario, una collaborazione tra Mitsotakis e Tsipras, per quanto oggi possa sembrare improbabile, non può essere esclusa.
Per molti cittadini sarebbe la conferma definitiva che le differenze ideologiche proclamate durante le campagne elettorali contano meno della gestione del potere. E sarebbe anche la dimostrazione che il nuovo ELAS non rappresenta una rottura con il passato, bensì l’ennesima evoluzione dello stesso sistema politico.
A rendere l’operazione ancora più discutibile è il tentativo di appropriarsi di simboli che appartengono all’intera storia nazionale greca e non a una singola forza politica. L’ELAS fu un movimento di resistenza che coinvolse migliaia di cittadini in una delle pagine più drammatiche della storia del Paese. Trasformare quel patrimonio storico in un marchio elettorale rischia di ridurne il significato e di alimentare nuove divisioni.
Molti elettori si chiedono inoltre se dietro la retorica patriottica e i richiami al passato esista un vero programma per affrontare le sfide attuali della Grecia oppure soltanto una sofisticata operazione di comunicazione politica. Dopo anni di crisi economica, austerità, emigrazione giovanile e promesse tradite, una parte crescente della società guarda con scetticismo ai grandi annunci e ai leader carismatici.
Il rischio, in definitiva, è che la memoria della Resistenza venga utilizzata come strumento elettorale e che i simboli storici servano più a costruire consenso che a offrire soluzioni concrete ai problemi della Grecia. Dietro il richiamo all’ELAS e dietro l’immagine di un Tsipras sempre più simile ad Andreas Papandreou, molti vedono non una rivoluzione politica, ma il ritorno di vecchie strategie in una confezione nuova.





