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Home L'Editoriale

Hormuz, lo Stretto è sempre più stretto. L’Occidente intanto soffoca

di Maurizio Bianconi
13 Aprile 2026
in L'Editoriale
1
Hormuz, lo Stretto è sempre più stretto. L’Occidente intanto soffoca
       

Chi sa di cose iraniane e ha pratica dei costumi e della cultura persiana comprende bene  l’andamento delle trattative USA – Iran.  Gli iraniani negoziano in stile mediorientale. Lentamente, fra mille intermezzi, con apparente disponibilità.  Ove l’interlocutore vada a dormire nella convinzione di aver chiuso un qualsiasi accordo si sveglierà apprendendo che tutto è di nuovo capovolto. Il balletto continua senza interruzioni, fino al momento in cui il persiano capisce di aver eroso tutto il possibile e che ottenere di più è impossibile. Sa cogliere il momento che precede di un attimo la rottura. D’incanto cambia passo e disponibilitâ, tanto da sembrare un altro e conclude. 

Le minacce di Trump non erano probabilmente dovute alle sue ubbíe. Erano quasi sicuramente il segnale che lo spazio di trattativa era finito, che non c’erano più margini e che sarebbe davvero principiato l’armageddon. Questo non significa che sia tutto finito nè è certo assoluzione per la mossa scriteriata dell’avvio della guerra. L’iniziativa viene superficialmente interpretata come l’empito pazzoide di un mostro del male.È stata un conato di mossa del cavallo, compiuto da uno che perfino a dama farebbe fatica a non sputtanarsi. Personaggio che comunque si dimostra esperto e cinico speculatore, ancorchè pessimo conoscitore del nemico.

Trump è una tipica espressione della cultura americana, spogliata dalle ipocrite untuosità dei liberal e dall’alone di eroi buoni e giusti che portano libertà benessere progresso. In Trump, archetipo di quell’americanismo acritico,  c’è la convinzione che gli USA abbiano diritto  alla golden share sul mondo intero. Che tutti e tutto siano al servizio loro e siano sacrificabili per il ‘First America’. Se si aggiunge il disprezzo generalizzato per gli altri possiamo avere un’idea di quali siano stati gli ingredienti del cocktail rovinoso che questa volta gli Usa hanno propinato al genere umano. Somministrazione che si è rallentata quando gli statunitensi stessi  si sono aggiunti agli assuntori del beveraggio velenoso. Incredibile dictu, ma Trump, l’aveva talmente fatta fuori dal vaso che anche il suo popolo ne avvertiva olezzo e disagi.  A quel punto ha provato a ritrarsi.

I danni causati all’Iran dall’iniziativa bellica determinano per gli USA una vittoria militare.  Ma i trionfatori reali dell’infelice sortita sono gli ayatollah e il loro regime teocratico.In questo delirio, Trump si è circondato di analisti inadeguati, che gli hanno raffigurato realtà e scenari fasulli e obbiettivi impossibili.

L’Iran non è il Venezuela, dove la cattura del presidente Maduro ha letteralmente decapitato il regime e aperto la strada al soddisfacimento delle pretese USA. La  Repubblica islamica dell’Iran è un sistema di potere ben organizzato che ha un vertice diffuso dove l’assassinio di un premier ha come conseguenza il nominarne un altro, non certo il collasso del sistema.  I persiani non sono un popolo misero, un misto fra invasori predatori e indigeni sottomessi, senza un reale vissuto sinergico. Hanno il senso dell’impero che furono, sono orgogliosi, riottosi a ogni intromissione, non immemori del golpe antiMossadeq e dell’imposizione del regno dello Scià. 

Era chiaro che in nome degli americani e dei loro valori nessuno si sarebbe sollevato. Una parte numerosa e significativa è per la repubblica islamica, gli oppositori rivendicano la propria libertà non la ‘democrazia’ trumpiana. La pretesa di avere il controllo dello stretto di Hormuz, si è rivelata velleitaria e controproducente. La crisi energetica provocata sta squassando  il mondo, gli arabi degli Emirati e dei patti di Abramo hanno avuto sconvolti i loro asset  in un allargamento del conflitto disastroso e più che prevedibile.  Se è vero che la credibilità americana è precipitata come la sua affidabilità, è anche vero che ha sempre più ragione Henry Kissinger “ Essere nemici degli americani puó essere pericoloso, esserne amici è SICURAMENTE MORTALE’.

Israele spinto alla ripresa delle ostilità nonostante che gli stati maggiori chiedessero una sosta per  le IDF esauste ha deciso di fare la SUA guerra e non si ferma più. La NATO e l’UE hanno compreso di essere per il First America ‘vuoti a perdere’. Il solco si è allargato e le relazioni  sono più difficoltose.  Potrebbe essere un’opportunità da cogliere al volo per l’UE e soprattutto per l’Italia.  Invece avremo una sovraesposizione anche militare di Francia Gran Bretagna ( potenze nucleari) e Germania autorizzata a riarmarsi e a pensare per sè.

Mentre l’Italia  non soltanto aggraverà la precaria condizione economica ma resterà attaccata a Trump e agli Usa anzichè allentare i vincoli USA UE e Nato e cominciare a pensare ai propri interessi, guardare a un’intesa mediterranea, sicuramente più densa di prospettive.

Infine si è stagliato all’orizzonte il profilo della Cina sempre più la dominatrice globale, mentre l’accordo USA – Federazione Russa ha ormai messo solide radici (vedi sostegno binario a Orban) senza che la sciocca UE  riacquisti energia là dove minore è il prezzo, senza inutili autolimitazioni superate dai fatti.

Tags: Golfo PersicoguerreIranStretto di HormuzUSA
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Commenti 1

  1. Attilio Regolo says:
    4 mesi fa

    Germania autorizzata a riarmarsi e pensare per se ? Certo, come l’altra bufala del ritiro delle truppe USA… il riarmo avviene sotto l’egida dei soliti noti e per scopi che di certo non sono il lebensraum del IV Reich del nazionalsocialista Merz !

    Rispondi

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