Il viaggio è stato lungo, ma alla fine siamo arrivati in quella zona del Paradiso, quella più rumorosa, assegnata ai grandi del mondo dei motori. Dove anche le nuvolette hanno almeno sei cilindri e gli scarichi liberi. Da Nuvolari ad Ascari, a Villeneuve; da Lamborghini a Porsche e naturalmente… fino ad Enzo Ferrari. Quest’ultimo lo troviamo in un angolo, seduto su una nuvoletta a 12 cilindri (qui l’auto elettriche sono assolutamente vietate) intento a consultare il sito della Ferrari dove viene presentata la nuova Luce, il bolide elettrico della casa di Maranello.
Commendatore, sta guardando l’ultima creazione che porta il suo nome, orgoglioso vero?
“Non è un problema di orgoglio o meno, è un problema di rispettare o no le motivazioni per le quali è nata la Ferrari. Io le automobili commerciali le producevo specialmente per avere gli utili per finanziare l’attività sportiva, ma non le facevo solo come prodotto per accumulare denaro, avevano una formula particolare, un’etichetta tutta loro. Una Ferrari, quasi sempre disegnata da Pininfarina, doveva essere elegante, doveva avere degli interni foderati nella splendida pelle Connolly, ma anche tanti riferimenti alla sportività, come il famoso cambio a settori che introdussi negli Anni ’60, i sedili ad alto trattenimento e la strumentazione completa di grande leggibilità, specialmente quella che riguardava il motore. Ma dovevano essere anche delle vetture prestazionali, il nostro 12 cilindri ha fatto scuola, nervoso ma pieno di coppia, potente ma anche versatile nella guida di tutti i giorni. Insomma la Ferrari doveva essere un mix di sportività ed eleganza. Oggi siamo davanti a qualcosa di diverso che io non dico che non lo riconosco, ma dico che non conosco proprio!”.
Ma commendatore lei si sta riferendo specialmente al fatto che si tratta di una vettura elettrica e non più con un motore termico?
“Certo, i motori Ferrari sono sempre stati quelli che si sentivano arrivare da lontano, i 12, gli 8 ma anche l’amato 6 cilindri che porta il nome di mio figlio ruggivano. Un motore elettrico non può fare nulla di tutto ciò. Ma posso anche capire che il mercato di oggi pretenda in listino anche un veicolo a batteria. Lo ha fatto anche Porsche. Ma il problema che riguarda questa vettura è un altro. Si parte dal nome, Luce, che non c’entra assolutamente nulla con la tradizione della mia fabbrica. E si continua col fatto che è una berlina, mai fatta prima come mai prima era stato fatto il SUV, che oggi comunque esiste. E non si può negare che entrambe siano esclusivamente dei prodotti commerciali, non certamente dei prodotti che rispecchiano una delle tradizioni automobilistiche più famose del mondo. Ho fatto sforzi enormi, ho fatto giganteschi sacrifici, ho rinunciato ad affetti e divertimenti per dare alla fabbrica che porta il mio nome un’impronta. È l’impronta che ha fatto diventare il nome Ferrari famoso in tutto il mondo e che si identifica con la macchina sportiva per definizione. Oggi siamo davanti ad un’operazione diversa, l’amore che io ho portato per l’automobile è stato sostituito con un amore disperato e senza frontiere nei confronti del denaro. Fino al punto di usare un nome che distingue un determinato oggetto, una determinata tradizione ed un determinato carattere, per costruire un oggetto che non ha nulla a che vedere con quello che la Ferrari è stata”.

Insomma una condanna senza possibilità di appello nei confronti di questo nuovo costosissimo prodotto?
“No caro signore, nessuna condanna. Le condanne le danno i giudici nei tribunali a carico dei propri simili. Io, anche tra queste nuvolette, riesco a identificarmi con una 250 GTO, con una Daytona e con una Dino 246 perché nel carattere e nelle aspettative mi sento simile a loro. Con questa Luce (la chiamo solo così…) non mi identifico per niente. E non identifico il mio mondo e non identifico il cuore di chi ha voluto bene alla Ferrari. È una razza diversa questa. È quella dei ricchi, non quella di chi, per vincere sulle piste e sulle strade, non passava le domeniche con la famiglia e le passava in fabbrica. Quindi nessun anatema, è già tanto se riesco a provare disinteresse…”.
Ecco l’intervista impossibile con Enzo Ferrari, non c’è una sua parola reale naturalmente. Lui è in cielo da tanti anni ma chi ha capito il personaggio e specialmente chi lo ha conosciuto non credo che sia in disaccordo con questa scritto di fantasia. Siamo certi che se lui fosse qui, sarebbero parole reali, scritte con il suo inchiostro violetto e con la foga che sottolineava le sue grandi delusioni.





