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La missione navale europea in Mar Rosso è una scatola vuota

di Gian Micalessin
24 Gennaio 2024
in Il punto
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La missione navale europea in Mar Rosso è una scatola vuota
       

Meglio tardi che mai. A due mesi dall’inizio degli attacchi Houthi che hanno azzerato i traffici commerciali europei nel Mar Rosso i 27 accennano a una reazione. Ieri il Consiglio dei ministri degli Esteri riunito a Bruxelles ha dato il suo assenso politico ad Aspides la missione navale europea chiamata a garantire uno scudo (Aspides in greco significa appunto «scudo») difensivo alle rotte del Mar Rosso. «Stiamo proponendo con Francia e Germania una missione che possa garantire la sicurezza del traffico marittimo. Non facciamo la guerra a nessuno, ma difendere le nostre navi è un dovere» spiega il ministro degli esteri Antonio Tajani.

Posizione condivisa dalla premier Meloni che sottolinea come «accettare la minaccia degli Houthi» equivalga a rischiare un «aumento dei prezzi spropositato». La linea meramente difensiva di Aspides è confermata dal documento con cui Italia, Francia e Germania sollecitano l’intervento. «L’operazione – si spiega- sarà in linea con la Convenzione Onu sui diritti del mare e sarà difensiva».

Ma dietro la sveglia impartita da Roma, Parigi e Berlino si muove un’Europa divisa e confusa. Un’Europa in cui non si capisce il ruolo della Spagna che ieri ha confermato per bocca del ministro degli esteri Josè Manuel Albares l’intenzione di non partecipare. Posizione poco incoraggiante visto che spetta all’Alto Rappresentante perla Politica Estera Josep Borrell, ovvero un socialista espressione del governo di Madrid, la guida di quel Servizio per l’Azione Esterna chiamato a rendere operativa Aspides. Ma tra gli incerti non c’è solo Madrid. Anche l’Irlanda e altri sembrano orientati a un appoggio solo formale. Per non parlare della contraddizione dell’Olanda allineatasi inizialmente con l’operazione Prosperity Guardian a guida americana.

In tutto questo anche i tempi restano desolatamente lunghi. Per diventare pienamente operativa la missione dovrà attendere il Consiglio Esteri convocato a Bruxelles per il prossimo 19 febbraio. Se tutto andrà bene, insomma, il primo segnale di un’effettiva reazione europea arriverà a tre mesi dai primi attacchi. Ma altre incognite riguardano la consistenza di Aspides. A oggi si parla di non più di tre unità navali messe a disposizione dalla triplice italo-franco-tedesca che ha chiamato all’azione i 27. Alle tre navi potrebbe aggiungersi qualche aereo da ricognizione o dei droni forniti dal nostro paese. L’Italia si ritroverebbe così a far la parte del leone. La nostra Marina Militare – già presente nel Mar Rosso con la fregata Federico Martinengo (nella foto), inserita nell’operazione anti-pirateria Atalanta dopo il rientro della Virginio Fasan – è pronta infatti a mandare un’altra unità dedicata esclusivamente all’attività di Aspides.

Ma dietro la sveglia impartita da Roma, Parigi e Berlino si muove un’Europa divisa e confusa. Un’Europa in cui non si capisce il ruolo della Spagna che ieri ha confermato per bocca del ministro degli esteri Josè Manuel Albares l’intenzione di non partecipare. Posizione poco incoraggiante visto che spetta all’Alto Rappresentante perla Politica Estera Josep Borrell, ovvero un socialista espressione del governo di Madrid, la guida di quel Servizio per l’Azione Esterna chiamato a rendere operativa Aspides. Ma tra gli incerti non c’è solo Madrid. Anche l’Irlanda e altri sembrano orientati a un appoggio solo formale. Per non parlare della contraddizione dell’Olanda allineatasi inizialmente con l’operazione Prosperity Guardian a guida americana.

In tutto questo anche i tempi restano desolatamente lunghi. Per diventare pienamente operativa la missione dovrà attendere il Consiglio Esteri convocato a Bruxelles per il prossimo 19 febbraio. Se tutto andrà bene, insomma, il primo segnale di un’effettiva reazione europea arriverà a tre mesi dai primi attacchi. Ma altre incognite riguardano la consistenza di Aspides. A oggi si parla di non più di tre unità navali messe a disposizione dalla triplice italo-franco-tedesca che ha chiamato all’azione i 27. Alle tre navi potrebbe aggiungersi qualche aereo da ricognizione o dei droni forniti dal nostro paese. L’Italia si ritroverebbe così a far la parte del leone. La nostra Marina Militare – già presente nel Mar Rosso con la fregata Federico Martinengo, inserita nell’operazione anti-pirateria Atalanta dopo il rientro della Virginio Fasan – è pronta infatti a mandare un’altra unità dedicata esclusivamente all’attività di Aspides.

Tags: Mar RossoMareMarina militareUnione Europea
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