La “nuova” Siria del presidente Al Jolani (nella foto) – esponente del jihadismo più intransigente e annoverato tra i terroristi integralisti prima di essere “ripulito” dagli Usa per guidare la transizione post Assad – continua ad essere caratterizzata da profonde tensioni interne e dal protrarsi degli scontri settari.
Se a sud i Drusi – sostenuti da Israele, che continua ad occupare una striscia di territorio siriano – sono relativamente autonomi da Damasco, nelle altre province del Paese sembra essersi scatenata una nuova ondata di caccia agli “assadisti”. Anche se basta molto poco per essere indicati come sostenitori del vecchio regime, spesso la sola appartenenza alla comunità alauita è più che sufficiente. A dare avvio all’ultima ondata di violenza la comparsa, lo scorso 11 giugno, sui muri della cittadina di Tell Rifaat di alcune scritte pro Assad. Episodio sufficiente ad dare avvio a violenze e linciaggio nella provincia di Aleppo, presto estesisi anche ad Idlib.
La Siria post Assad resta una polveriera, a dispetto dell’immagine che il governo di transizione ed i media occidentali cercano di costruire.





