Nella giornata di ieri due eventi hanno riportato l’attenzione sulla Siria, nazione ancora lacerata da forti tensioni interne ed alle prese con l’occupazione militare israeliana di una parte della regione meridionale di Suwaida.
Sul fronte diplomatico è stato annunciato, dopo 18 mesi di trattativa, l’accordo con la Federazione Russa sulla complessa questione delle basi militari russe nel porto di Tartus (nella foto) e nell’aeroporto di Hmeimim. Siti che durante l’era Assad erano il fulcro della presenza di Mosca in Siria, oltre che snodi logistici indispensabili per la presenza russa nel Mediterraneo.
L’accordo prevede che i russi continueranno ad essere presenti a Tartus e Hmeimim, basi che, tuttavia, non saranno ad esclusivo uso delle forze armate di Mosca, ma diventeranno “centri militari congiunti di riabilitazione e di addestramento, nel quadro di nuovi accordi di tutela degli interessi reciproci”. Le strutture civili – in questo caso l’aeroporto di Hmeimim e il molo commerciale numero 4 del porto di Tartus – passeranno sotto controllo siriano.
L’accordo da un lato garantisce alla Russia il mantenimento della propria presenza in Siria, anche se con minore libertà di azione rispetto al passato, dall’altra offre a Damasco la possibilità di continuare nello sforzo di ricostruzione del proprio apparato militare proseguendo nella tradizionale collaborazione con Mosca.
In questo contesto si inserisce il video diffuso nella giornata di ieri. Le immagini mostrano una coppia di Su 22 M3/M4, con una livrea in verde scuro, in volo sul governatorato di Idlib. Si tratta di una coppia di velivoli sopravvissuti al conflitto civile e ai raid dell’aviazione israeliana che hanno fatto seguito al crollo del regime di Assad. Non è noto quanti dei 50 Su 22 (in varie versioni) siano sopravvissuti alla guerra, di certo c’è il tentativo da parte del governo di Al Jolani di ricostruire un’aviazione militare.
Sforzo che molto probabilmente gode del sostegno turco, grande sponsor del nuovo regime di Damasco, e potrebbe in futuro giovarsi del contributo russo. Di certo questo tentativo non piace ad Israele, la cui aviazione è abituata a muoversi indisturbata nei cieli siriani. E’ evidente, tuttavia, che nel breve-medio periodo le forze armate siriane, in particolare l’aviazione, continueranno a non rappresentare un pericolo per le Idf.
Una nota finale, quasi una nota di colore: sempre nella giornata di ieri il nuovo governo colombiano, guidato da una destra in stile trumpiano, ha riconosciuto la sovranità israeliano sulle alture del Golan, territorio siriano occupato da Israele.





