La ripresa del conflitto tra Stati Uniti ed Iran ha avuto tra le sue conseguenze anche quella di far ripartire il confronto armato tra l’Arabia Saudita e quella parte di Yemen controllato dagli houthi. Uno scontro “congelato” a seguito delle sonore sconfitte incassate dai sauditi, a dispetto della loro superiorità militare, e dei dissidi che hanno minato la coalizione araba scesa in campo contro gli houthi negli anni passati.
Dopo la proclamazione del blocco navale contro i porti sauditi e l’attacco ad una petroliera di Riyad ad inizio settimana, l’aeronautica saudita ha replicato bombardando l’aeroporto della capitale yemenita Sanaa. Questa notte un ulteriore innalzamento del livello dello scontro: missili yemeniti hanno colpito i terminali petroliferi della saudita Aramco a Jazan, provocando estesi incendi.
L’attacco alle infrastrutture petrolifere arriva in un momento in cui il blocco dello stretto di Hormuz fa sentire il proprio peso sulle esportazioni delle monarchie del Golfo Persico, all’affannosa ricerca di rotte alternative per il proprio petrolio. Gli attacchi yemeniti nel Mar Rosso mettono a rischio anche questa via, con effetti immediati sui prezzi del greggio, arrivato nuovamente intorno ai 100 dollari al barile (98,7 l’ultima quotazione). Quella appena trascorsa, infine, è stata un’altra notte caratterizzata da attacchi statunitensi su diverse città iraniane, con conseguente risposta di Teheran contro basi ed infrastrutture Usa in Medio Oriente.





