La civiltà umana conobbe nel lontano passato l’età della pietra, del bronzo e del ferro e, celiando ma non troppo, si potrebbe dire che dai posteri la nostra età contemporanea verrà definita “degli schermi”. Infatti con una forte accelerazione negli ultimi decenni abbiamo visto le nostre abitazioni riempirsi di schermi: televisori sempre più grandi in ogni stanza, dalla cucina alla camera da letto (e qualcuno pure in bagno …), tablet sul tavolo e sempre con noi nello zaino, personal computer per ogni persona della famiglia, soprattutto dopo l’epoca dello smart working, , videogiochi ma in particolare lo smartphone (o lo smartwatch) sempre vicino, Sui mezzi pubblici di trasporto ogni persona è immersa nella consultazione dello smartphone, a tavola in casa o al ristorante l’apparato tecnologico è sempre in vista e a portata di mano. Alcuni ne possiedono più di uno, per i rapporti di famiglia e di lavoro, sempre collegati anche in auto grazie al “vivavoce” . Il 7 marzo è la Giornata internazionale della disconnessione ma si sa bene che l’efficacia reale di queste “giornate” è quasi nulla e, senza demonizzare il progresso tecnologico che comunque può migliorare la qualità della vita, è necessario svolgere qualche riflessione alla luce soprattutto dei risultati di una ricerca commissionata da Amazon.
Il 28% degli italiani riceve notifiche per tutta la giornata fino a poco prima di andare a dormire e il 59% si sente distratta dal suono delle notifiche. Il 91% consulta i dispositivi ogni ora per controllare se sono arrivate notifiche arrivando a 80 consultazioni all’ora. Nei casi estremi ci troviamo davanti a una dipendenza vera e propria e quindi è quanto mai opportuna la pubblicazione dell’agile manuale scritto dallo psicoterapeuta Roberto Marchesini intitolato “Smetto quando voglio. Come uscire dalla dipendenza da smartphone (e magari insegnarlo ai figli)” edito da Il Timone a fine 2024. L’autore parte dalla osservazione del sociologo canadese Marshall McLuhan (1911-1980) che nel saggio Gli strumenti del comunicare spiega come gli strumenti della comunicazione influenzino il modo divedere la realtà e condizionino i nostri comportamenti. Attraverso la lettura di una ricerca di Ospedale Gaslini e Università di Genova che ha rilevato dopo l’epoca del contagio del virus cinese e dei lockdown problematiche comportamentali su bambini e ragazzi, Marchesini individua le cause non solo nell’ansia di quei terribili giorni della pandemia ma altresì nel aver passato molto più tempo davanti agli schermi (computer, televisore, videogiochi, smartphone) a cui si aggiunge che la scuola di presenza era stata sostituita dalla DAD, didattica a distanza spalmata su tutta la giornata. Un documento del Governo degli Stati Uniti del 2023 intitolato Social Media and Youth mental Health rileva che gli adolescenti che trascorrevano più di tre ore sui social media correvano il rischio doppio di sperimentare scarsi risultati di salute mentale inclusi sintomi di depressione e ansia. E l’uso eccessivo e compulsivo è stato collegato a problemi di attenzione e sentimenti di esclusione.
Un altro studio della School of Psycology dell’Università di Glasgow ha evidenziato il rapporto tra la luce degli schermi e i disturbi del sonno che comportano poi nei ragazzi scarsa capacità di attenzione e irritabilità. Marchesini scrive anche che una ricerca giapponese dimostra che prima i bambini entrano in contatto con dispositivi elettronici e più tempo passano davanti a quelli e maggiori e più duraturi problemi cognitivi sviluppano. Non casualmente il Giappone per primo ha lanciato l’allarme sul fenomeno degli hikikomori, ovvero adolescenti che non escono più di casa e vivono isolati sempre connessi con i dispositivi a con i social.
Ma oltre a questi studi nel libro viene citato anche l’allarme lanciato nel 2021 da un documento approvato dal Senato della Repubblica italiana che mette in guardia dai possibili danni fisici e psicologici. Le conclusioni del documento invitano a scoraggiare l’utilizzo degli smartphone e videogiochi prima dei quattordici anni, a vietare l’iscrizione ai social prima dei tredici anni, a obbligare all’installazione di applicazioni per il controllo parentale e all’inibizione a siti per adulti. In positivo, il documento propone l’educazione degli studenti ai rischi connessi all’uso dei dispositivi digitali e alla navigazione sul web, nonché incoraggiare nelle scuole la lettura su carta, la scrittura a mano e l’esercizio della memoria.
Marchesini al seguito di alcuni studiosi come Serge Tisseron e Michel Desmurget (autore del saggio Il cretino digitale …) riassume utilmente alcune indicazioni operative per limitare e controllare l’uso dei dispostivi digitali: prima dei tre anni nessuno schermo, televisore compreso. Nelle età successive occorre limitare l’utilizzo degli schermi il più possibile e per i più grandi cominciare a sensibilizzare il bambino sui pericoli del mondo elettronico. Se queste cautele possono sembrare eccessive, il libro ricorda che lo scienziato James R. Flynn in una ricerca del 1987 dimostrò che nel periodo dal 1938 al 1984 i figli erano mediamente più intelligenti dei loro genitori mentre dalla fine degli anni Ottanta questo fenomeno è scomparso lasciando posto all’effetto Flynn inverso ovvero i figli sono più stupidi dei genitori e probabilmente i loro figli saranno ancora più stupidi dei nonni!
Non a caso lo psichiatra Manfred Spitzer ha intitolato il suo libro Demenza digitale. Come la nuova tecnologia ci rende stupidi (2013). Marchesini dedica anche alcune pagine ai contenuti dei media senza filtri e controlli: pornografia, violenza, cyber bullismo e, come evidenziato dall’Associazione Meter di don Fortunato Di Noto che contrasta la pedofilia on line, anche la possibilità di adescamento in rete persino nell’area dei videogiochi.
Nella seconda parte del saggio Marchesini si occupa dei pericoli per gli adulti: parte dall’osservazione che il nuovo “petrolio” ovvero la risorsa più preziosa del mondo ora sono i dati, i nostri dati che possono essere anche venduti a costo alto e servono per la “profilazione” di massa utile a valutare le tendenze per offrire ai consumatori prodotti graditi. Essa sostituisce la costosissima ricerca di mercato e inoltre permette anche d’influenzare il consumatore. Infatti dice Marchesini che attraverso i dati estratti da Facebook o altri social gli elettori vengono “profilati” e influenzati al momento del voto.
Questi “Big Data” sono stati venduti prima delle elezioni vincenti sia a Obama che a Trump. Infatti l’utente dei social partecipa spensieratamente ai test per lo più innocenti che vengono offerti (oppure a innocui giochi) comunicando tutti i propri dati e Big Data conosce tutto delle nostre identità e propensioni. L’autore segnala poi la tendenza a indirizzare l’utente verso mille applicazioni collegate allo smartphone: le poste, le banche, le istituzioni che richiedono il famoso SPID. La conseguenza è un’ inevitabile moltiplicazione di password e il dubbio su che cosa succederebbe in caso di black out elettrico prolungato …
L’ultima parte raccoglie un utile decalogo per i genitori su come comportarsi con i figli disciplinando l’uso dei dispositivi elettronici senza creare dei disadattati visto che con questa realtà ci dobbiamo convivere: ritardare il più possibile l’accesso allo smartphone , vigilare sui contenuti (senza diventare spioni …) con la presenza costante. In sintesi non trasformare televisori, smartphone e videogiochi in sostituti delle baby– sitter. Fondamentale con i figli stabilire delle regole in funzione anche dell’età. Valida regola per ragazzi e adulti è mettere via il cellulare quando si è in presenza di persone e soprattutto a tavola. Ma soprattutto offrire ai bambini e ragazzi valide alternative alla vita virtuale: relazioni con coetanei e vita all’aria aperta.
Il libro prosegue con il decalogo per tutti che si apre con la precisazione fondamentale che se non stai pagando un prodotto allora il prodotto sei tu, ovvero i tuoi dati e l’invito a ritornare ai media cartacei e alle relazioni personali sviluppando uno spirito critico. Se ci si accorge che gli schermi di smartphone e personal computer creano una dipendenza da cui fatichiamo a staccarci Marchesini suggerisce di cercare di farne a meno, limitando le ore che dedichiamo ad essi, mettendoci delle regole e coltivare interessi e una vita spirituale. Il saggio riassume in poche pagine anche quello che insegna il Magistero della Chiesa in merito ai nuovi media a cui i Papi hanno sempre mostrato estrema attenzione.
Due brevi appendici finali sono dedicate all’Intelligenza Artificiale e ai “social media”: Tinder, Instagram, LinkedIn, Netflix, Twitter (ora chiamato X dal nuovo proprietario Elon Musk), Pinterest, Facebook. Secondo il fondatore di LinkedIn Reid Hoffman questi social hanno successo perché ciascuno di essi fa leva su un vizio capitale … Il libro è completato da due pagine di bibliografia specialistica per chi volesse approfondire. In conclusione Roberto Marchesini ci offre un manuale scritto in maniera piacevole e scorrevole per aiutarci a non diventare schiavi della tecnologia attraverso poche regole e senza demonizzare gli strumenti, ricordandoci che per disciplinare ed educare i nostri figli serve innanzitutto l’esempio.
Se viviamo sempre connessi con i tanti dispositivi come potremmo limitarli ai figli? Con grande realismo Marchesini ci dice che questa tecnologia che ha cambiato visibilmente il nostro modo di vivere è ormai diventata parte della nostra cultura e non possiamo illuderci di tornare indietro a passati modi di vita ma possiamo rispondere alle sfide con la nostra intelligenza e capacità di autocontrollo. L’autore ci lascia anche questo messaggio di speranza: “ Se ci pensiamo, tutta la storia umana è guidata dalla Provvidenza verso un Fine; quindi tutto ciò che accade è frutto di un piano divino, che magari non vediamo chiaramente o dl quale non intravediamo chiarmente la bontà. Però c’è; quindi possiamo anche permetterci il lusso di essere fiduciosi e sereni. Si tratta di pensare, come dicevano gli antichi, sub specie aeternitatis, dal punto di vista dell’eternità.
Roberto Marchesini. Smetto quando voglio. Come uscire dalla dipendenza da smartphone (e magari insegnarlo ai figli). Prefazione di Raffaella Frullone. Il Timone – I.d.A. Milano, 2024 pagine 117, euro 13,90





