Ho notato che quest’anno il silenzio attorno alla Strage dei bambini di Gorla è stato finalmente rotto. Ed è giusto così. Anche se accade “soltanto” 80 anni dopo la carneficina. Voglio accompagnare questo doveroso ritorno – anche istituzionale – della memoria con una considerazione.
Il bombardamento terroristico sulla Scuola di Gorla non fu un “errore” isolato. In quel ottobre del 1944 Milano e la sua provincia portavano già le cicatrici insanguinate di un massacro programmato dagli angloamericani, una normale strategia bellica “per abbattere il morale degli italiani”. Non mi esalta la macabra contabilità, ma la storia è fatta anche di numeri: 63 chiese distrutte, 144 scuole, 149 tra istituzioni culturali e ospedali distrutti, le case sbriciolate dalle bombe erano 10.770. Un mostruoso attacco al cuore della Lombardia.
Mi sono sempre domandato, con un morso allo stomaco, con che faccia , con quale rattrappita coscienza, sette mesi dopo, migliaia di milanesi possano essere corsi ad acclamare l’arrivo dei “liberatori “. Mentre le ossa dei loro cari bruciavano ancora e le macerie delle loro case, accumulate, sarebbero andate, di lì a poco, a costituire la “montagnetta” di San Siro. Anche questa è Memoria. Ed è Presente: nelle cronache quotidiane che ascoltiamo distratti dalle nostre tv.





