La minaccia del futuro calo demografico europeo è sicuramente una delle argomentazioni più attuali o, se preferite, “di moda”, a supporto del “dobbiamo comunque accettare l’immigrazione anche nella maniera più indiscriminata”. L’altra è quella dell’avvenimento epocale, ovvero “tanto non possiamo fermarla” (su questo ho già scritto e confutato in un mio precedente articolo “Continuano gli sbarchi. Per Meloni e Salvini una battaglia contro i mulini a vento”).
Sento, nel corso della trasmissione Accordi & Disaccordi, Massimo Cacciari che, citando “dati matematici”, ci informa come tra qualche decennio la popolazione europea sarà di 20 milioni di persone inferiore all’attuale, sentenziando, di conseguenza, che “abbiamo bisogno degli extracomunitari”. Una diminuzione di 20 milioni di europei su 448 milioni significa il 4,5%, quindi, a ben guardare, un calo decisamente contenuto (basti pensare che la peste del Trecento eliminò il 30% della popolazione mondiale, Europa compresa, eppure noi europei abbiamo comunque proseguito il nostro cammino restando, tra l’altro, “geneticamente” europei caucasici). In realtà, nel corso della storia, europea e mondiale, cali e incrementi demografici si sono regolarmente susseguiti.
L’errore di fondo del succitato ragionamento è il non distinguere tra popolazione inattiva e popolazione attiva, ovvero la popolazione disoccupata e quella che svolge un lavoro. Il tasso di disoccupazione in Europa è attualmente al 6,5%. Questo significa che su 100 persone che cercano lavoro 7,5 non lo trovano. Quindi, se 100.000 extracomunitari raggiungono l’Europa, il risultato sarà di avere 100.000 disoccupati in più (o magari lavoratori in nero) che andranno a gravare sul welfare e quindi rappresenteranno un costo di cui non abbiamo certo bisogno, per non parlare dell’inevitabile aumento della criminalità. Certo, una parte di quei 100.000 riuscirà anche ad avere un lavoro regolare, ma, nel complesso, il computo sarà altamente negativo (sempre con dati “matematici” alla mano). Se, viceversa, la popolazione europea diminuisse del 6,5% (26 milioni di abitanti) avremmo la piena occupazione con i benefici (i risparmi in welfare) che ne conseguono. E infatti i nostri migranti, così spesso citati nell’ambito del “siamo stati anche noi migranti” prima di essere accettati negli Stati Uniti dovevano avere un lavoro, altrimenti venivano respinti. Si accoglie se c’è bisogno di lavoratori e non per aumentare la popolazione (e la disoccupazione).
Ma il peggio deve ancora arrivare. In futuro, sempre citando “dati matematici”, con l’evoluzione della tecnica, i posti di lavoro saranno sempre meno. I robot sostituiranno sempre più i lavoratori nelle fabbriche e magari anche nei campi, le banche, ad esempio, come entità fisica stanno già sparendo (nei quartieri dove ce n’erano otto, ora ne troviamo due), personal computer sempre più potenti ci permetteranno addirittura di svolgere da casa operazioni che oggi vengono svolte da tecnici e così di seguito, per non parlare del massacro di negozi che stanno perpetrando Amazon & Co. In pratica, spariranno intere categorie di lavoratori sostituiti da robot, computer e vendite online do pochissime società. Probabilmente, entro un secolo, o anche meno, le persone che lavoreranno saranno molto poche. Da qui, il reddito di cittadinanza (quello vero, non la pagliacciata italiana), ovvero un reddito non per il disoccupato e quindi temporaneo, ma un reddito costante erogato in mancanza di lavoro. In Finlandia si sta già sperimentando e in Svizzera è stato proposto, ma bocciato da un referendum.
Facile quindi prevedere, sempre “matematicamente”, una futura disoccupazione europea e mondiale al 20-30%. Ecco perché il calo demografico, in quest’ottica, non può che essere considerato benefico e fisiologico. È come se la natura o meglio la natura degli esseri umani sopperisse al problema diminuendo le nascite. Ma soprattutto è evidente quanto sia sbagliato e…contronatura incrementare la popolazione con decine di milioni di immigrati che andranno, come popolazione inattiva, a gravare sul welfare in maniera insostenibile.
Citiamo qualche dato italiano: attualmente, abbiamo 5 milioni di extracomunitari (ufficiali, probabilmente sono parecchi di più). Quindi, abbiamo avuto un incremento di circa il 10% della popolazione in un arco di tempo piuttosto breve. I conti dell’Inps sono migliorati? Affatto. Vanno sempre peggio. Ovvio. Con un tasso di disoccupazione al 7,5% quei 5 milioni di extracomunitari restano, almeno in buona parte, disoccupati o lavoreranno, loro malgrado, in nero per cui andranno a pesare sulle casse dell’Inps (welfare) contribuendovi, nel contempo, in maniera limitata. Il debito pubblico è diminuito? No. Ha continuato ad aumentare sempre più, quindi l’apporto degli extracomunitari non ha portato alcun beneficio in questo. La sanità pubblica è migliorata? Le liste d’attesa parlano per questo. Anche in questo caso influisce anche qualche milione di persone “importate” che ne fruiscono senza potervi contribuire. Il governo svedese ha annunciato, di recente, che, proprio per questo motivo, il livello della sanità pubblica dovrà essere abbassato per tutti.
In realtà, il numero di extracomunitari residenti in Europa (dati Eurostat) è di 19,8 milioni per cui i 20 milioni auspicati per rimpiazzare gli europei che verranno a mancare nei prossimi decenni… ci sarebbero già. Non solo. Gli extracomunitari fanno figli a un ritmo sostenuto, agevolati, almeno in Italia, da un welfare che li avvantaggia spesso a scapito dei cittadini italiani (significativa la presenza della prima casa nell’Isee che va a danno degli italiani, in grandissima parte proprietari della medesima, mentre sono un numero ridotto gli extracomunitari che la possiedono). Questo significa che, nei prossimi decenni, avremo una crescita esponenziale di questi 20 milioni. Unite questo al precitato aumento della disoccupazione e fate i conti. Il risultato è “matematico”: andiamo incontro ad una catastrofe demografica…inversa. Non carenza, ma eccesso di popolazione (inattiva).






Sappiamo tutti a cosa servono questi milioni di allogeni.