Da circa 48 ore nel Golfo Persico sono cessati gli attacchi statunitensi contro la Repubblica Islamica e, di conseguenza, le azioni di ritorsione iraniane contro le basi Usa della regione e obiettivi strategici delle monarchie del Golfo alleate di Washington.
Dopo tredici giorni di intensi bombardamenti gli Stati Uniti sono stati – di fatto – costretti a sospendere i loro attacchi, non avendo raggiunto alcun risultato tangibile. Sia chiaro: i danni alle strutture militari e civili iraniane ci sono stati e anche di rilievo, tuttavia questo “secondo tempo” della guerra non ha né impedito agli iraniani di infliggere a loro volta danni a statunitensi ed alleati, né ha messo in crisi il regime.
Sulla stampa statunitense sono apparse diverse motivazioni per la decisione di Trump di tornare al tavolo negoziale: il pericoloso abbassamento delle scorte di munizioni di precisione e missili (in particolare di Patriot) o “perché la campagna ha raggiunto il limite della sua efficacia”, come avrebbe dichiarato l’ammiraglio Brad Cooper, comandante del Comando centrale degli Stati Uniti, secondo fonti citate da Axios.
Molto probabilmente tutte hanno concorso alla decisione della Casa Bianca, comprese quelle di carattere più strettamente politico, ad iniziare dallo scarso gradimento per la guerra in Iran mostrata dagli elettori statunitensi, preoccupati dall’aumento del costo del carburante. Problema con cui devono fare i conti – letteralmente – anche gli alleati degli Usa, ad iniziare dagli europei. Sul cui silenzio è meglio stendere un velo pietoso.
Infine una nota relativa allo Stretto di Hormuz, snodo attraverso cui passava – prima dell’attacco di Stati Uniti ed Israele contro l’Iran – circa il 20% del traffico mondiale di petrolio. Senza il pagamento di alcun pedaggio, si badi bene. Gli iraniani hanno dimostrato di poter chiudere questo passaggio vitale per l’economia mondiale ed hanno chiaramente detto che non si tornerà al regime precedente quando finirà la guerra.
A conferma di ciò è di oggi la notizia che l’Oman – con il sostegno degli altri stati del Golfo, si noti – ha presentato all’Iran un piano per la riscossione di pedaggi “volontari” dalle navi che attraversano Hormuz. Di fatto la richiesta iraniana di gestire il traffico attraverso lo stretto e di riscuotere pedaggi – cosa impensabile prima della guerra – è ora una base di trattativa accettata dai Paesi della regione. Un altro successo per gli Stati Uniti di Donald Trump…
Nella foto: Missili balistici iraniani lanciati contro obiettivi statunitensi nel Golfo Persico





