Dopo aver riconosciuto ufficialmente l’indipendenza del Somaliland lo scorso dicembre, Tel Aviv ha nominato il suo ambasciatore ad Hargeisa: incarico affidato a Micheal Lotum. Israele ad oggi è l’unico Paese ad aver riconosciuto ufficialmente l’indipendenza della regione secessionista della Somalia, indipendente de facto dal 1991. Dopo lo scoppio della guerra civile il Somaliland ha tagliato i propri legami con Mogadiscio, anche se nel corso dei trent’anni successivi diversi territori e clan tribali si sono riavvicinati al governo federale.
A portare Israele a sostenere l’indipendenza del Somaliland – che gode, comunque, anche di altri meno evidenti sostegni – è soprattutto la posizione strategica della regione: all’imbocco del Mar Rosso. Posizione che consente di controllare gli accessi a questo mare e, cosa non secondaria, contrastare in maniera più rapida eventuali tentativi di blocco dello stretto di Bab el Mandeb da parte degli Houthi yemeniti. Benché non ufficiale, la presenza di forze di sicurezza e di intelligence nel Somaliland è molto probabile, proprio in questa prospettiva. Non è da escludere che in cambio del riconoscimento il governo di Hargeisa sia disponibile ad ospitare basi e/o installazioni militari israeliane sul proprio territorio.
La vicenda, poi, si inserisce nella più ampia partita geo-strategica in corso nel Corno d’africa, dove intorno ad Etiopia ed Egitto – ai ferri corti per la gestione della risorsa idrica rappresentata dal Nilo – si stanno costruendo due coalizioni di nazioni animate da numerose dispute di carattere diverso. Scenario che in troppi in Europa ignorano o fingono di ignorare, con conseguenze potenzialmente molto pericolose.





