La compagnia di navigazione Maersk, tra le più importanti del mondo, ha sospeso tutta la navigazione nel Mar Rosso. Una scelta da non sottovalutare nel contesto mediorientale e globale, perché esistono diversi elementi di cui tenere conto.
In primo luogo c’è un fattore economico: navigare attraverso il Mar Rosso costa ovviamente meno rispetto a circumnavigare l’Africa. Lo abbiamo visto ai tempi dell’incidente della Ever Given. Alcune supernavi già lo fanno di loro, ma hanno bisogno dei porti oceanici dell’Europa settentrionale, che di sicuro garantiscono carichi più grandi con tempistiche che tutto sommato sono ammortizzate. Ma questo comporta una riduzione del traffico nei porti mediterranei
Secondo elemento da tenere presente nella crisi del Mar Rosso è la capacità di Israele di resistere alla pressione economica. Se Eilat diventa irraggiungibile, il traffico navale di import ed export deve spostarsi tutto sul Levante. E i costi economici non sono minimi se uniti anche al fatto che la costa mediterranea di Israele non è al momento priva di pericoli. Lo Stato ebraico impegnerà la flotta anche nel Mar Rosso contro gli Houthi?
Terzo elemento: come l’Occidente può imporsi in questa crisi. La libertà di navigazione è al centro della dottrina strategica americana, e da tempo gli USA riflettono su una task force navale internazionale sul modello delle missioni antipirateria. Washington è già presente nel Mar Rosso con una task force: ma ora si parla di una operazione multinazionale per far fronte alla minaccia Houthi.





