Confesso di essermi un poco emozionato nel vedere trasmettere lo sceneggiato della vita di Giovannino Guareschi, mandata in onda da Rai Uno in prima serata. Pensavo a mio padre che negli anni 70, comprava il Candido in edicola assieme al settimanale Gente, che aveva solo lo scopo di nascondere alla vista il giornale fondato da Guareschi. Lo stesso edicolante glielo consegnava frettolosamente, senza profferir parola.
Era difficile condensare in una sola puntata la storia della vita di Guareschi, articolata in tante vicende, dalla prigionia sotto i tedeschi, alle belle e leggere vicende del Corrierino della Famiglia, ai romanzi meno conosciuti come “Il destino si chiama Clotilde”.
La sceneggiatura è riuscita comunque a ricreare quel clima molto particolare della “Bassa”, nel parmense del prima dopoguerra. Buona la trovata di inventare le voci narranti nelle ombre di Don Camillo e Peppone; mancava solo la terza voce narrante, quella del Cristo crocifisso della chiesa di Brescello, la vera coscienza di Giovannino.
Nella cella della prigione dove era rinchiuso Guareschi si notano, gli autori sono riusciti a non nasconderli, i tanti sacchi di lettere di solidarietà che lo scrittore ricevette in quel periodo di detenzione; a tutt’oggi alcune sono ancora da aprire e schedare.
Perché Guareschi è l’autore italiano più letto, tradotto e conosciuto al mondo.
Ristoranti intitolati a Don Camillo sono presenti in diverse località della Francia, mi è capitato di vederne uno ad Arles, in Provenza. Le avventure di Peppone e don Camillo sono state tradotte in svariate lingue, persino in Indocina, perché il linguaggio di Giovannino era universale, nonostante l’ambientazione molto provinciale.
Lo scontro tra il prete fedele ai suoi principi ed il compagno fedele alla sua ideologia non era la contrapposizione fra il bene ed il male, ma tra due modi di concepire la realtà.
L’episodio rivelatore nello sceneggiato è il momento del dibattito pubblico in un teatro di Parma, tra il funzionario del partito e lo scrittore di Mondo Piccolo.
Il primo parla ai suoi compagni avendo come riferimento l’ideologia comunista, il secondo ragiona secondo la sua coscienza. Giusta o sbagliata la verità di Giovannino gli appartiene per intero, non è delegata da altri. E quando Guareschi sbagliò, pagò per intero i suoi errori, accettandone le conseguenze.
La verità del Pci era una verità manipolata, decisa dall’alto. Guareschi nel suo intervento disse che non giudicava gli uomini in base alle etichette, ma si confrontava con gli animi del prossimo. Il compagno funzionario vede in questo un punto di contatto, confondendo l’ugualitarismo marxista con il buon senso cristiano.
Il compagno onesto, quello che si intravede nella descrizione di Peppone, intuisce che Guareschi è in grado di vedere l’uomo oltre il compagno, gli altri, gli intruppati, vedono solo nello scrittore di Roncole Busseto il nemico ideologico da emarginare, quando addirittura da eliminare.
Un episodio della vita di Guareschi non viene citato, troppo imbarazzante per la sinistra da raccontare.
Venne deciso di fare un film documentario, dal titolo “La Rabbia”, sul mondo contemporaneo interpretato da una visione di destra ed una di sinistra. La prima parte, corrispondente al primo tempo, aveva la regia di Pier Paolo Pasolini, la seconda era affidata a Giovannino Guareschi.
Noiosa, ideologica, pesante fu la realizzazione di Pasolini; frizzante, polemica, con belle immagini ed un ritmo frenetico fu l’opera di Guareschi.
Il confronto fu troppo spiazzante a favore di Giovannino, ed imbarazzante per Pasolini che ne usciva decisamente ridimensionato, così che il film venne presto ritirato dalle sale cinematografiche.
Nello sceneggiato Rai non se ne parla, in compenso c’è un accenno al Triangolo della Morte, quei luoghi dell’Emilia dove uomini e donne, presunti fascisti e preti devoti, a migliaia vennero uccisi per vendetta ed odio politico dopo la Liberazione.
Viene anche raccontato di De Sica che si rifiutò di dirigere i film del Mondo Piccolo, per conformismo o per non avere compreso la potenzialità di questi film, che ancora oggi, a distanza di 70 anni, se proiettati in tv fanno ottimi ascolti.
Ottimi gli attori, Giuseppe Zeno nella parte del protagonista, Benedetta Cimatti, nel ruolo della moglie, già vista nella serie televisiva “Cuori”, sorprendente Andrea Roncato nella parte del padre di Guareschi.





