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Venezia sotto l’acqua, un’altra tappa dell'”Italia caporetta”

di Piero Visani
14 Novembre 2019
in Home, Società&Tendenze
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Venezia sotto l’acqua, un’altra tappa dell'”Italia caporetta”
       

Lo storico Mario Silvestri — molto bravo anche se inviso all’accademia — era solito parlare de “l’Italia caporetta”, quel “fil rouge” che percorre tutta la nostra storia nazionale e ci porta da un disastro militare a un collasso politico, da una catastrofe naturale a un crollo di un’opera di ingegneria civile.
Silenzio assoluto su questi temi; al massimo qualche scrollata di capo e mai, dicasi mai, l’orgia di vieto moralismo che si fa, ad esempio, sul tema dell’evasione fiscale. Silenzio imbarazzato e/o complice, semmai, sui molti, enormi latrocini che vengono perpetrati utilizzando soldi pubblici.


Del ponte Morandi non è colpevole nessuno, salvo i 43 disgraziati che hanno avuto “la colpa” di passare di lì nel momento sbagliato. Dell’acqua alta a Venezia ha colpa il riscaldamento globale, non chi se ne è fregato di portare a termine il MOSE e si è preoccupato solo di portare via la cassa.
Ora non bisogna dividersi, nel senso che quelli che hanno rubato si terranno il malloppo e noi — ovviamente — i negozi e le case piene d’acqua, oppure continueremo a pagare le autostrade più care del mondo per riuscire a trovare la liberazione della morte (perché questa è la morte, in Italia, una liberazione) su qualche ponte mal manutenuto.


Un popolo estenuato ed esasperato, legittimamente privo di speranze, osserva tutto questo con scetticismo totale, sapendo che, se non si salverà da solo, non lo salverà nessuno. Reso scettico e cinico da una valanga di parole inutili e dalla mancanza ASSOLUTA di qualche fatto concreto. Pian piano, ci avviciniamo “alla fine del libro che parlava di noi”, ridotti a farsesca espressione geografica, dove l’unica presenza statale che si percepisce è nell’applicazione di tasse e balzelli.


Siamo al “de profundis” e, per nostra fortuna, non ce n’è più spazio per molti altri. L’agonia si avvicina a grandi passi al termine. Si discuterà, si faranno assurde logomachie, non si farà lo straccio di un intervento concreto e, nel caso limite che venisse iniziato, non sarà MAI finito. Poi la catastrofe successiva andrà ad aggiungersi a quella precedente, in una sequenza interminabile e quasi soddisfatta di sé, a ben guardare.


Se dovessimo finire come Paese e come popolo, come auspico da tempo, potremo dire non solo – andreottianamente – che “ce la siamo cercata”, ma pure che ce la siamo meritata. Un Paese dove pochi eroi masochisti riescono ad arrivare in orario, quale che sia il lavoro che svolgono, compirà il più straordinario dei miracoli: arriverà puntuale e in orario al suo tragico appuntamento con la fine della Storia. Non penso proprio che piangerò. Mi sono dimesso da italiano da oltre un decennio.

Tags: disastri idrogeologiciMario SilvestriVenezia
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