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Geopolitica/ Putin congela Haftar e guarda a Berlino

di Gian Micalessin
16 Gennaio 2020
in Home, Mondi
1
       

Poteva portarlo a Tripoli, ma lo ha fermato un passo prima. Ora è tutto chiaro. Il generale Khalifa Haftar è un protetto di Vladimir Putin, ma non è il suo cavallo vincente.

È l’alleato migliore per fermare la Turchia e allargare la sfera d’influenza russa dal Medio Oriente al Nord d’Africa, ma il suo ruolo si ferma qui. Nei piani del Cremlino il generale è troppo anziano per garantire assetti di lungo periodo. Ed è troppo divisivo per assicurare gli interessi economici russi in una Libia che nei piani di Putin va mantenuta unita. Accompagnando l’offensiva di Haftar, ma fermandola alle porte di Misurata e Tripoli, il Cremlino ha gettato le basi per lo sfruttamento delle concessioni petrolifere di Sirte ottenute un decennio fa da Gheddafi e la costruzione della ferrovia Bengasi-Sirte. Ma per il presidente russo la Libia è una piattaforma da cui sviluppare obbiettivi politico strategici di ben più ampio respiro.

Il più ambizioso è il tentativo di sfruttare l’auto-marginalizzazione degli Usa di Donald Trump per abbozzare un nuovo ordine mondiale. Proprio per questo Putin si rifiuta di smembrare la nostra ex-colonia. Ed è molto attento a farsi percepire non come un conquistatore, ma come un pacificatore. Anche per questo si guarda bene dal regalare una vittoria totale ad Haftar che gli garantirebbe la riconoscenza di Emirati, Arabia Saudita ed Egitto, ma inasprirebbe i rapporti con i Paesi europei. Sfruttare la debolezza dell’Europa concedendole un ruolo in quella Libia dove gli errori di Francia e Italia e l’irrilevanza di Bruxelles l’hanno portata alla marginalizzazione è, invece, un’opportunità per allargare l’Atlantico e allontanare ulteriormente il Vecchio Continente dal tradizionale alleato americano.

In questa prospettiva Angela Merkel si sta dimostrando un’ottima alleata. Tendendole la mano sulla Libia Putin le ha consentito di fissare per domenica 19 quella conferenza sulla Libia che sembrava ormai una missione impossibile. In cambio Berlino ha dato il via libera, al completamento del North Stream 2, sfidando le sanzioni Usa, e s’è impegnata a collaborare per raggiungere un accordo di pace in quell’Ucraina che da sei anni avvelena i rapporti Mosca-Berlino.

Rimessa in gioco sulla Libia la Germania potrebbe, insomma, trascinare anche il resto dell’Europa in un’orbita assai più vicina agli interessi di Mosca. Peccato che la capitale russa sia l’unica dove i nostri Giuseppe Conte e Luigi Di Maio, impegnati da settimane in un vagabondaggio diplomatico ai quattro angoli dell’Europa e del Mediterraneo, si siano dimenticati di bussare.

Tags: Angela MerkelDonald TrumpgeopoliticaGermaniaguerreKhalifa HaftarLibiaMediterraneoRussiaTurchiaVladimir Putin
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Commenti 1

  1. Fabio S. P. Iacono says:
    7 anni fa

    La Russia è il “baricentro” euroasiatico tra U.S.A., Regno Unito, Unione Europea, Medio Oriente, India, Cina e Giappone.

    Rispondi

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