Ci sono momenti che segnano indelebilmente la vita e rappresentano un punto di svolta dal quale non si può prescindere, perché tutto ciò che è successo in seguito ne è condizionato indelebilmente.
Questo è avvenuto più volte nel privato a tutti noi, dalla nascita di un figlio, ad un lutto particolarmente doloroso o ad una passione travolgente, ma anche nella vita della società.
Momenti dai quali non si può prescindere dopo i quali il mondo ‘non è più lo stesso’.
Sarebbe facile pensare ai fatti dell’11 settembre a New York con il crollo delle Torri Gemelle (di cui è stato celebrato da poco l’anniversario) divenuto quasi una religione laica, o alle guerre efferate che insanguinano il mondo a cominciare dallo sterminio dei palestinesi che dura da mesi quasi in diretta televisiva con la complice acquiescenza di quasi tutti i governi occidentali.
Tuttavia, a livello sociale e di conseguenze sulle coscienze della cittadinanza, io metto al primo posto la farsa pandemica e tutte le lacerazioni indotte nel tessuto sociale.
Indipendentemente da ciò che ciascuno pensi sul ‘siero magico’ la strumentalizzazione della paura per farlo accettare e il relativo livello di complicità sono stati talmente evidenti da aver raggiunto e superato il punto di non ritorno.
Dal conteggio delle vittime (dove venivano inserite pure gli annegati e quelli caduti dalle scale) al tradimento dei valori di libertà sanciti dalla Costituzione, alle deliberate menzogne (“non ti vaccini, ti ammali, muori o fai morire” detto dal vile affarista), alle sceneggiate come la sfilata delle bare a Bergamo (orchestrata da Figliolo) o l’arrivo delle prime dosi del ‘siero’ in un camion per surgelati con scorta della polizia salvo poi somministrarli persino in spiaggia, tutto è stato orchestrato per terrorizzare le persone e influenzare le menti più deboli fino all’introduzione dell’infame lasciapassare sanitario definito ‘green pass’.
L’esclusione dal lavoro e dalla vita sociale di chi, nonostante tutto, continuava ad opporsi all’uso del suo corpo per la somministrazione di un preparato sperimentale è stato uno dei punti più bassi raggiunti dalla arrogante abiezione del Governo.
Non voglio dilungarmi sui numerosissimi riscontri per quel che riguarda le conseguenze avverse del siero mi limito però a osservare gli effetti sulla mente di alcuni.
Come dimenticare l’infermiera che dichiarava che avrebbe spinto i tamponi ‘fino al cervello’ a chi non si vaccinava, gli inseguimenti di ‘solerti’ poliziotti sulle spiagge deserte per chi violava il divieto di circolazione, i delatori professionisti tipo Alessandro Gassman (il nulla col cognome attorno) che denunciavano la presenza di ospiti nelle case dei vicini, i posti blocco coi mitra spianati (che non si vedevano dai tempi delle BR) fino all’infame carica della polizia con carri lancia acqua contro i portuali di Trieste seduti a terra.
Dopo questi fatti, del tutto evidenti, intere categorie hanno perso autorevolezza: i giudici che non hanno obiettato nulla sulla violazione della Costituzione, le forze di Polizia e i soldati che hanno violato ripetutamente la Legge obbedendo a ordini illegali che avevano il dovere di rifiutare, i medici, a cominciare dal loro Ordine professionale, che hanno perseguito ed emarginato ogni voce critica, più di tutti, però, il disprezzo più grande se lo meritano i giornali (non a caso foraggiati da Conte con ricche prebende di Stato) che hanno omesso di denunciare tutto questo facendo mancare una voce critica rendendosi complici di un grande disegno che però pagano oggi con la perdita di lettori la loro piaggeria.
Infatti il vero obiettivo non è mai stato quello di combattere un virus ma piuttosto quello di creare una società di automi, ieri pronta a siringarsi con qualsiasi porcheria e domani ad accettare e magari morire in una guerra senza porre obiezioni.
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Salve, in primis vorrei fare i complimenti all’autore dell’articolo, Gianluca Castro. La tematica trattata è a mio avviso fondamentale per capire lo stato attuale della nostra società. Una tematica che per molti appartiene già al passato, come una brutta esperienza da dimenticare, che però vale la pena di affrontare se nella vita si vuole tendere ad un miglioramento, ad una crescita. Con questo commento vorrei dunque arricchire il sopracitato articolo, alimentado il dibattito, raccontando in modo riassuntivo l’analisi di un ventenne nel periodo pandemico. In particolare, il grosso cambiamento dovuto alle politiche del periodo covid è riassumibile in una scambio, più o meno consapevole, dei diritti e del ruolo che le persone hanno all’interno di una società. Con la pandemia si è barattato ufficialmente lo status di cittadino con quello di consumatore. Questo processo, iniziato decenni fa, ha così ricevuto il sigillo, l’ufficialità e il sostegno anche della popolazione. Infatti un cittadino in un sistema democratico è una componente attiva della società, con diritti e doveri, i quali ne determinano il ruolo centrale, di soggetto. Alcuni di questi diritti, come sanità, lavoro, istruzione, sono stati platealmente ceduti in cambio del mantenimento del benessere e dei servizi materiali, in poche parole dell’offerta di cui un consumatore dispone. La maggioranza della mia generazione, che tanto si lamenta per come le cose stanno andando, non ha saputo fare altro che assecondare, impaurita e passiva, le politiche che offrivano la comoda possibilità di mantenere inalterata l’offerta consumistica, pagando il prezzo di rinunciare a diritti, più comunemente detti fondamentali, sicuramente più ostici da difendere. In parole semplici noi, come generazione, abbiamo scelto che questo mondo ci va bene così e che siamo disposti anche a rinunciare ad essere cittadini protagonisti, e aggiungo esseri umani, in cambio di mantenere inalterata l’offerta materiale. Fa ciò che vuoi basta che io possa continuare ad andare in palestra, allo stadio, al bar o al cinema. È proprio su questo punto che mi permetto di fare una correzzione, costruttiva, al titolo dell’articolo. Il vero dramma del periodo pandemico è l’accondiscendenza, voluta o involontaria, di buona parte della popolazione. Non volevano cambiare la società, volevamo. Magari non proprio tutti ma molti si, la maggior parte.
Saluti da Meculda