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Quello che il generale (ancora) non dice…

di Carlo Maria Persano
12 Giugno 2026
in Il punto
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Quello che il generale (ancora) non dice…
       

In attesa di un congresso di Futuro Nazionale, il partito del generale Vannacci, abbiamo assistito alla sua riuscita performance nella trasmissione di Lilli Gruber, generando anche uno share del 9,9% forse mai toccato da quella trasmissione. Vediamo ora cosa sarebbe auspicabile nei passaggi futuri.

Dalla Gruber Vannacci ha usato abilmente due tattiche di marketing, la prima è stata quella di rispondere alle domande con un’altra domanda, mettendo seriamente in difficoltà sia la Gruber che la Palmerini presente in studio. La seconda tattica è stata quella di spingere l’attenzione sui termini dell’attuale lessico politico spiazzando nuovamente le due interlocutrici. Insomma, Vannacci, invece di difendersi, ha attaccato a testa bassa, come un incursore.

LE DOMANDE NON POSTE DALLA GRUBER

L’aspetto strano è che, nonostante la presenza della Palmerini, giornalista del Sole 24Ore, non siano state poste domande sull’economia a Vannacci, solo roba di immigrati, sicurezza e gender. Mancavano le domande sul Debito e sulla spesa dello Stato. Forse l’arrivo in Futuro Nazionale dell’economista Rinaldi ha convinto la Gruber a soprassedere su quegli argomenti, immaginando che Vannacci si fosse ben preparato.

SOTTO IL TALLONE DI BRUXELLES

Ma, per chi auspica una vera svolta dell’Italia, quelli sono temi essenziali e molto spinosi e sarà impossibile per Vannacci ottenere una vera fiducia se non spiegherà bene cosa vuole fare. Abbiamo visto i partiti promettere di tutto ma poi rallentare con poderose frenate una volta che si sono trovati al governo. D’altronde la Von der Leyen lo aveva detto chiaro: “Nessuna preoccupazione (per l’elezione della Meloni), abbiamo gli strumenti”. E gli strumenti sono quelli della Bce.

L’Italia ha raggiunto 3.158 di debito pari al 137% del Pil, con un costo di interessi tra gli 80 e i 100 miliardi l’anno, a seconda dei tassi della Bce, e si trova a dover rinnovare il debito ogni anno emettendo titoli nuovi per sostituire i titoli continuamente in scadenza. Se la Bce non coprisse i titoli italiani alle aste, in un attimo si avvierebbe la crisi dello spread in stile governo Berlusconi. Col governo Meloni ciò non succede perché il governo si dimostra ubbidiente con la Bce (escludiamo solo il no al Mes), ma quell’ubbidienza ha un costo per l’Italia. Tutti pensano solo al costo morale, ma il costo commerciale è forse più forte.

PUO’ ARRIVARE UNA VERA SVOLTA?

Cosa dovrebbe succedere perché le promesse di Vannacci non diventino aria fritta una volta al governo? Ad esempio, si potrebbe interrompere l’enorme flusso di denaro che finisce nelle tasche della Casta. Lo Stato italiano ha una spesa globale di 876 miliardi/anno dei quali 552 miliardi vengono spesi direttamente dallo Stato mentre 342 miliardi vengono spesi direttamente dalle regioni. Di quei 342 miliardi 96,8 miliardi finiscono nelle tasche della Casta perché comprano prodotti e servizi a un costo più alto rispetto a quello speso dalla Lombardia per gli stessi identici prodotti e servizi. Con il paradosso che la Lombardia offre dei servizi di buon livello mentre molte regioni offrono dei pessimi servizi. Se si eliminassero questi guadagni della Casta si risolverebbe il problema del debito, o tramite un risparmio dei costi o con una politica espansiva mettendo più soldi nelle tasche dei lavoratori italiani riducendo drasticamente le tasse.

Ancora, si dovrebbero interrompere i flussi di denaro che finiscono in Germania e in Francia a causa degli errori creati da tedeschi e francesi con le politiche di globalizzazione imposte da Bruxelles. La globalizzazione ha consentito la cessione gratuita di tecnologie a Cina e India che ora stanno invadendo i mercati europei con i loro nuovi prodotti. La crisi conseguente delle industrie tedesche e francesi sta provocando il riciclo degli stabilimenti produttivi dell’auto in stabilimenti per la difesa, con un costo già stimato inizialmente di 800 miliardi. Quindi hanno provocato il disastro imponendo la globalizzazione e ora succhiano soldi per la riconversione industriale. E l’Italia, tanto vituperata per anni, adesso perché dovrebbe far finanziare in silenzio tedeschi e francesi? Per inciso, i soldi arriveranno da nuovi titoli stampati dalla Bce.

CE LO DIRA’ VANNACCI COME INTENDE RISOLVERE QUESTI PUNTI FONDAMENTALI?

Vannacci ci dovrebbe far capire come gli “strumenti” della Von der Leyen non avrebbero effetto su un suo governo con un programma che non sembri una promessa elettorale.

Tags: economiaRoberto VannacciUnione Europea
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