“È inaccettabile parlare di referendum mentre il territorio è occupato dalla Russia”. Così David Zalkalian, ministro degli Esteri georgiano, ha replicato all’annuncio di un possibile referendum per l’annessione alla Russia dell’Ossezia del Sud, repubblica secessionista non riconosciuta a livello internazionale se non da Mosca e pochi altri stati.
Per Zalkalian la sortita del presidente osseto Bibilov sarebbe “un tentativo di ripetere le terribili conseguenze che abbiamo visto nel 2008 e di trascinare nuovamente la Georgia in provocazioni. Non lo permetteremo, perché siamo coerenti nella nostra politica pacifica”. Intanto è da registrare la presenza di reparti militari dell’Ossezia del Sud in Ucraina. La partenza di truppe e volontari è stata annunciata lo scorso 26 marzo dal presidente Bibilov, secondo cui la campagna militare si è resa necessaria per “proteggere la Russia e l’Ossezia del Sud”. Anche l’Abkhazia, altra repubblica separatista della Georgia, ha espresso il proprio sostegno militare all’iniziativa militare di Mosca, ponendo lo scorso 25 marzo le proprie truppe in stato di allerta.
Una replica alle esercitazioni militari della Nato tenutesi a fine mese in Georgia. È di tutta evidenza come la crisi ucraina rischi seriamente di rimettere in discussione i fragili equilibri all’interno dello spazio ex sovietico (vedasi anche il caso Nagorno Karabakh), con esiti imprevedibili.





