Il presidente siriano Bashar al-Assad è arrivato a Ryad per prendere parte alla riunione della Lega Araba in calendario oggi, incontro dedicato alla crisi nella Striscia di Gaza. La presenza di Assad in Arabia Saudita testimonia dei nuovi rapporti ed equilibri del Medio Oriente: nei mesi scorsi la Siria è stata riammessa nel consesso della Lega Araba dopo circa dodici anni di sospensione, dovuta allo scoppio della guerra civile nel 2011. Conflitto in cui l’Arabia Saudita ha fortemente sostenuto i ribelli che tentavano di provocare il crollo del governo guidato proprio da Bashar al-Assad.
La visita del presidente siriano a Ryad mostra plasticamente la ripresa dei rapporti siriano-sauditi e soprattutto, la presa d’atto da parte delle petro-monarchie del Golfo del fallimento dei movimenti ribelli in Siria. Fallimento che rappresenta, bene ricordarlo, uno dei maggiori successi ottenuti dalla Russia negli ultimi anni. Il sostegno militare russo è stato, infatti, l’unico elemento che tra il 2015 e il 2016 ha impedito il collasso del governo di Damasco, alleato fondamentale per Mosca nella prospettiva della sua presenza in Mediterraneo. La campagna siriana delle forza armate russe rappresenta un modello d’intervento militare sostenuto da una chiara visione politica da studiare con attenzione, soprattutto se paragonato alle inconcludenti campagne occidentali in stile afghano.





